Si moltiplicano le voci di una prossima crisi finanziaria proveniente dagli USA, più grave di quella del 2008,  nel 2020. Da gennaio 2018 il debito pubblico USA aumenta al ritmo di 3 miliardi di dollari al giorno. A fine anno raggiungerà i 22.000 miliardi di dollari (107-108% del PIL), o piuttosto 25.000, se Trump manterrà le sue promesse elettorali (aumento della spesa militare e riduzione delle tasse per i ricchi). Questo significa che ogni contribuente americano ha un debito di 167.000 dollari, che fanno apparire come poca cosa i 53.000 di ogni contribuente italiano. Mentre Fitch e Moody’s (agenzie di rating americane…) attribuiscono un generoso AAA ai buoni del Tesoro americani, l’agenzia di notazione cinese DAGONG concede al debito sovrano USA, nel gennaio 2018, un magro BBB+ con outlook negativo, esattamente come Standard & Poor’s ha fatto recentemente per il debito italiano.

Il motivo? Il rischio crescente di insolvenza e le debolezze del tipo di sviluppo economico degli USA, fondati su un debito i cui titoli potrebbero trasformarsi, a breve o medio termine, in obbligazioni ad alto rischio. In questa situazione, i possessori di obbligazioni USA non hanno perso tempo ad « alleggerire » il loro portafoglio. La Russia ne ha venduto per 91 miliardi di dollari (gliene restano 14), il Giappone ha ridotto, fra agosto 2017 e agosto 2018, la sua esposizione di 73 miliardi di dollari, la Turchia di oltre 40, la Cina di 36,5, Taiwan di 17 e i Paesi Bassi di 10 miliardi di dollari. Da gennaio, la Svizzera ne ha venduto per 10 miliardi, da marzo Germania e India ne hanno ceduto per 13 e 17 miliardi rispettivamente e perfino le isole Caiman si sono sbarazzate di 45 miliardi di dollari in un anno…

Tengono duro il Brasile, il Regno Unito, l’Arabia saudita e, soprattutto,  la Francia. Nell’aprile 2017, a due mesi dall’insediamento di Macron, la Francia deteneva obbligazioni USA per 66,9 miliardi di dollari. Ne detiene oggi 118,4 (un aumento del 77% in poco più di un anno). Ci si chiede perché il governo transalpino, il cui debito pubblico ha ormai superato il 100% del PIL, incameri sempre più obbligazioni ad alto rischio. Contropartite politiche (Sahel, Libia, Medio Oriente)? Non si direbbe, visto l’atteggiamento di Trump. Economiche ? Meno che meno, se si considerano le conseguenze delle sanzioni americane contro l’Iran per Total, Peugeot etc. Per il governo della “Repubblica in Marcia”, che si sgola a vantare i benefici effetti della sua politica austeritari, taglia salari, pensioni, assistenza sanitaria e riduce le tasse agli alti redditi, non sarà facile spiegare ai francesi le ragioni che lo hanno spinto ad esporre i risparmi dei suoi elettori ai rischi connessi al debito USA !

Giustiniano

7 novembre 2018

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