L’1,6% della popolazione USA è di origine amerindiana. Si tratta dei discendenti dei sopravvissuti all’immane genocidio perpetrato dai coloni inglesi che, in poco più di due secoli, hanno sterminato 570 nazioni native americane. Dal 1776, data dell’elezione del primo Congresso americano, a oggi, i loro rappresentanti sono stati, in tutto, dieci. Tutti uomini. Attualmente sono due, deputati dell’Oklahoma. Perdipiù repubblicani.

Alle elezioni politiche di metà mandato, le candidate amerinde al Congresso erano dieci. Due sono state elette. Si tratta di Sharice Davies, avvocata omosessuale, 38 anni, amerinda Ho-Chunk candidata democratica nel Kansas, e di Deb Haaland, 57 anni, madre celibe della tribù Laguna Pueblo, candidata democratica nel Nuovo Messico. « Al Congresso abbiamo persone che non sanno cos’è la povertà. I miei genitori hanno fatto sacrifici incredibili per permettere di mantenere le mie tradizioni. Non li deludero’ », dice Deb.

Rivolta ai sindacalisti della compagnia aerea Southwest Airlines, aggiunge : « …sapete da dove vengo : dal vostro stesso mondo, quello degli operai, della gente che stenta la vita, delle madri celibi. La nostra vita di tutti i giorni è la precarietà, l’avversità. E anche, per molti di noi, amerindi come latino-americani, il razzismo ordinario, il disprezzo subito da sempre… Allora vi giuro che non dimentichero’ mai che sono una dei vostri. »

Deb appartiene alla 35^ generazione dei Laguna, tribù insediatasi nelle pianure desertiche del Nuovo Messico nel corso del XII secolo. E’ nata in Arizona, lo Stato confinante con il Nuovo Messico. Suo nonno lavorava per una compagnia ferroviaria. Sua madre è nata in un vagone merci. Alla maggiore età deve rinunciare agli studi, che riprenderà a 35 anni, conseguendo la laurea in Legge. A 57 anni, non ha ancora finito di rimborsare il prestito bancario servito a pagarli. La riduzione delle tasse universitarie è una delle sue priorità : « il denaro pubblico deve servire a questo e non ad accordare riduzioni fiscali astronomiche ai più ricchi » afferma.

Le altre priorità sono l’assistenza sanitaria per tutti (in Nuovo Messico una persona su due non ha i soldi per farsi curare) e la lotta contro il riscaldamento climatico : « un’evidenza quando si ha sangue amerindiano e si è imparato ad andare a cercare l’acqua al pozzo del villaggio » sottolinea Deb. La separazione dei bambini dai loro parenti, nelle famiglie di rifugiati, le ricorda la sorte dei popoli amerindi.

Ai parlamenti regionali e per i tribunali (i giudici sono elettivi negli USA) si candidavano 52 donne amerindiane. Molte perché disgustate da Donald Trump e per difendere l’ambiente dopo la battaglia, vinta a Standing Rock nel 2016, contro la costruzione di un gigantesco oleodotto. Secondo la politologa Christine Sierra, le donne amerinde « che parlano agli elettori in quanto donne, in quanto minoranza e in quanto madri che lavorano » hanno maggiori probabilità di recuperare l’astensione dal voto, molto elevata fra gli amerindi.

Giustiniano

8 novembre 2018

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