La Prima guerra mondiale è preceduta da quasi 20 anni di « piccole » guerre delle grandi potenze europee, del Giappone e degli USA. Servono anzitutto alla nuova spartizione delle colonie e delle sfere d’influenza. Nel 1897, il cancelliere tedesco dichiara : « vogliamo anche noi un posto al sole ». Un anno dopo gli USA fanno una guerra, classicamente imperialista, alla Spagna, per impadronirsi di Cuba, Porto Rico, Guam e delle Filippine. Il Congresso delibera, accessoriamente,  l’annessione delle Hawai. L’impresa cubana è preceduta da qualcosa di simile all’11 settembre, l’esplosione sulla nave da guerra « Maine » nella baia dell’Avana e una campagna chauvinista di massa ben orchestrata negli USA. Queste imprese rendono la « superiorità della razza bianca » e i massacri in nome della patria, del cristianesimo e della civiltà componenti abituali della « moderna » condotta di guerra.

Sembra un caso che Eduard Bernstein dichiari, all’inizio di questa era, che Marx si è sbagliato, che il capitalismo si sviluppa pacificamente e puo’ solo essere riformato, non abolito. In effetti, il revisionista Bernstein formula un altro principio dell’ideologia imperialista : la distinzione fra sinistra e destra sarebbe superata. Come quella fra classe dominante e dominata, fra oppressori ed oppressi. La via verso la « difesa della patria » annunciata nel 1914 dal Kaiser e dalla direzione socialdemocratica e verso il turatiano « il Grappa è la nostra patria » del 1917 è tracciata.

La strage dura quattro anni, i morti sono almeno 17 milioni, finché in Germania, un anno dopo la rivoluzione russa di novembre, la danza macabra viene fermata. La rivolta tedesca interrompe la catena delle guerre imperialiste ma non la spezza. La repubblica parlamentare e il suffragio universale non cambiano niente. Tutt’altro. La controrivoluzione ha campo libero. La socialdemocrazia collabora con gli alti gradi dell’esercito. L’odio della Russia propagato da bande armate e partiti tedeschi fin dal 1914 confluisce nell’antibolscevismo. Il 9 novembre 1918 è avviato il processo che porta la svastica al potere nel 1933 e alla notte dei cristalli del 9 novembre 1938.

Dal 1990, dopo oltre 40 di guerra, inizia dal suolo tedesco una nuova guerra, contro quanto concordato nel Trattato « Due più quattro », fra la Repubblica federale e la Repubblica democratica tedesca, la Francia, la Gran Bretagna, l’URSS e gli USA, che sancisce la riunificazione della Germania. Da 28 anni dura la nuova era delle « piccole » guerre neocoloniali, questa volta in nome della democrazia e dei diritti umani. Riarmo e politica dell’accerchiamento sono sempre più spesso occasioni per mettere in guardia da una “conflagrazione”. Torna in auge l’affermazione che “sinistra e destra sono uguali”. Come il razzismo. Il 9 novembre ci ricorda quello che bisogna fare per farla finita con l’imperialismo. Senza rompere con il capitalismo non è possibile.

Giustiniano

9 novembre 2018

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