L’agenzia di intelligence britannica K2 pagherà i danni a cinque membri della rete internazionale contro l’asbesto. Un progetto, noto in codice come Spring, per ottenere informazioni a beneficio di aziende produttrici di manufatti contenenti la fibra killer.

Ne ha dato notizia il 7 novembre Leigh Day , un importante studio legale britannico che difende le vittime della violazione dei diritti umani. La K2, l’agenzia “d’informazione” responsabile dello spionaggio nel Regno Unito, ha accettato di pagare i danni a cinque importanti esponenti della rete internazionale per la lotta contro l’amianto: Laurie Kazan-Allen, Rory O’Neill, Krishnendu Mukherjee, Sugio Furuya e Harminder Bains. Questo l’esito della causa intentata contro la K2, con sede nell’aristocratico quartiere di Mayfair a Londra, al suo amministratore delegato Matteo Bigazzi e a Robert Moore, lo 007 della vicenda. Questi fu assunto e pagato dalla K2 per lavorare a un progetto, noto in codice come Project Spring, per infiltrarsi e spiare gli attivisti anti-amianto a beneficio di aziende clienti della K2.

Le attività della rete internazionale contro l’asbesto si concentrano sulla prevenzione delle malattie provocate dall’esposizione a questo cancerogeno. In un documento intitolato “Rapporto di fase uno”, Moore delineava i suoi obiettivi iniziali e i piani per ottenere le informazioni. Nel documento scriveva: “Vorrei collaborare con l’Ibas (International ban asbestos secretariat) e LKA (Laurie Kazan-Allen) nel modo più sincero possibile e stabilire con lei un rapporto intellettuale ed emotivo”. Moore si spacciò come un cineasta che voleva realizzare un film sui pericoli dell’amianto e creare un’organizzazione benefica, “Stop all’amianto”. Sotto questa copertura, entrò nel cuore della rete e, tra il 2012 e il 2016, ebbe accesso a informazioni altamente riservate, di grande valore per i clienti della K2. Partecipò a discussioni e riunioni private con i militanti e i firmatari delle petizioni. Le fatture prodotte da Moore mostrano che la K2 gli pagò un totale di 336 mila sterline in onorari e 130.400 per rimborso spese.

Nell’ottobre 2016 è stata aperta una procedura giudiziaria, avanti un tribunale britannico, contro la K2 e Moore, per violazione della fiducia, uso improprio di informazioni riservate e trasgressione della legge sulla protezione dei dati. Nel successivo mese di novembre, il giudice ha ingiunto agli imputati di produrre la documentazione in loro possesso: sono stati così consegnati più di 35 mila documenti, di cui 650 sarebbero stati inviati da Moore alla K2. Nel marzo 2017, dopo una forte resistenza, l’identità dei clienti della K2 interessati allo spionaggio è stata rivelata: Wetherby Select Ltd, una holding situata nelle Isole Vergini britanniche, Nurlan Omarov, lobbista kazako dell’industria amiantifera, e Daniel Kunin, un cittadino americano con importanti agganci politici e con interessi diretti nell’industria dell’amianto in Kazakistan.

È stato appurato che l’obiettivo del progetto Spring era quello di ottenere informazioni sulla campagna anti-amianto, i suoi finanziamenti e le sue strategie, a cominciare da quelle finalizzate a ottenere il divieto dell’importazione e dell’uso del crisotilo (amianto bianco) in Tailandia e Vietnam. Durante il progetto, i clienti della K2 hanno presentato diverse richieste d’informazione a Matteo Bigazzi, quali aggiornamenti Paese per Paese sulla lotta contro l’asbesto, sulle aspettative degli attivisti riguardo al divieto d’impiego del minerale ecc. Dopo il successo nella causa, Richard Meeran, un socio dello studio legale Leigh Day, ha affermato che “la portata dell’intrusione nella privacy di questi attivisti sta illuminando in modo inquietante le attività opache del fiorente settore dell’intelligence economica”.

Non appena conosciuta la decisione del tribunale, i componenti della rete anti-amianto coinvolti nel giudizio hanno rilasciato delle dichiarazioni. Laurie Kazan-Allen, direttrice della British asbestos newsletter (Ban), fondatrice e coordinatrice del Segretariato internazionale per il bando dell’asbesto (Ibas), ha dichiarato: “La campagna globale per vietare l’amianto è un movimento di base legittimo, sostenuto da innumerevoli vittime dell’amianto, sindacalisti, Ong, esperti legali, medici e tecnici. Questo caso è stato avviato per esporre le azioni segrete volte a infiltrarsi nella nostra rete e mirare a quelli di noi percepiti come una minaccia per l’industria dell’asbesto. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo in questo contenzioso. Gli industriali dell’amianto perderanno la battaglia per preservare i loro mercati. Confidiamo in un futuro senza amianto”. Krishnendu Mukherjee, avvocato e attivista anti-asbesto, ha raccontato come Moore avesse spiato gli attivisti in India e in altri Paesi asiatici, dove l’uso di questo cancerogeno sta aumentando rapidamente. “Ci lasceremo alle spalle tutto questo – ha detto – e continueremo la nostra lotta con rinnovato vigore”.

Non solo. Il professor Rory O’Neill, consulente per la salute e la sicurezza della Confederazione mondiale dei sindacati (Ituc) e redattore capo della rivista Hazards, ha sostenuto che “lo spionaggio commerciale è solo uno degli strumenti messi in atto dalla lobby per l’amianto”. “Ci sono numerosi scienziati britannici – ha proseguito – arruolati dall’industria dell’asbesto, che producono informazioni scientifiche ingannatrici a difesa di questo minerale cancerogeno. Tutto ciò è fuorviante e criminoso e deve essere fermato”. Sugio Furuya, coordinatore della Asian ban asbestos network (Aban), ha rilevato che “la spia (Moore, ndr) stava imbrogliando le persone che dedicano il loro lavoro a prevenire i morti di asbesto in Asia, continente ritenuto l’ultima risorsa dell’industria internazionale dell’amianto ”. Tuttavia, anch’egli ha confermato che “il lavoro sta continuando e l’Asia si sta muovendo verso il divieto dell’amianto”. Infine, Harminder Bains, un partner di Leigh Day specializzato sulle questioni dell’asbesto, ha commentato: “Le strategie e le tattiche utilizzate da Moore sono state rivelate da questo caso giudiziario. Non dobbiamo essere intimiditi, ma continuare le nostre campagne e denunciare le bugie dell’industria dell’amianto”.

Diego Alhaique

13 novembre 2018

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