Fiamme sul viale più lussuoso della città. Barricate sugli Champs Elisées. Nuvole di gas lacrimogeni non lontano dalla residenza del presidente della Repubblica. A Parigi, sabato scorso in 10.000 protestano contro la politica fiscale neo-liberista di Emmanuel Macron. Domenica il ministero degli Interni stima che i  manifestanti, che portano come segno di riconoscimento un gilet giallo, sono 110.000 in tutto il Paese.

Come già nel fine settimana precedente, la folla chiede le dimissioni di Macron, che non ha mantenuto le sue promesse elettorali : riduzione della disoccupazione ufficiale, che resta vicina al 10%, aumento del potere d’acquisto, costruzione di case popolari. Domenica sera il presidente reagisce duramente, rendendo ancora più profondo l’abisso che lo separa dai suoi ex elettori : « vergogna a chi ha aggredito la nostra polizia. Vergogna a quelli che hanno minacciato i nostri cittadini. »

Già sabato mttina, alcune migliaia di persone, in maggioranza giovani, contravvengono al divieto di manifestare imposto dal ministero degli Interni e marciano dall’Arco di trionfo agli Champs Elisées, in direzione del palazzo presidenziale. L’arteria del lusso e la vicina Place de la Concorde sono protette da alcune centinaia di CRS pesantemente armati.

Quando i poliziotti tentano di respingere il corteo, i dimostranti erigono delle barricate e le incendiano. La polizia spara gas lacrimogeni sulla folla, che risponde all’attacco dei poliziotti con il lancio delle pietre del selciato. Secondo la questura, su tutto il territorio nazionale sono arrestate 130 persone, 70 delle quali nella capitale.

L’annuncio da parte del governo di un aumento della tassa sui carburanti del 10%, tre settimane fa, scatena proteste in tutta la Francia. La reazione, senza il concorso dei partiti,  contro questa misura imposta da Macron, ha finito per estendersi a tutto il « pacchetto di riforme » del presidente.

La grande maggioranza dei francesi ha abbandonato un presidente che era stato eletto al secondo turno, appena 18 mesi fa, con oltre il 66% dei voti. Nel frattempo la sua popolarità è scesa al 25%. Per molti, l’ex consulente finanziario, considerato un « innovatore « è diventato da tempo un « presidente dei ricchi », che esercita il suo mandato come un monarca, prendendo le decisioni da solo. Contro più del 60% dei francesi, Macron impone, mediante la maggioranza assoluta di cui dispone in parlamento, un nuovo diritto del lavoro favorevole alle imprese, la parziale privatizzazione dell’azienda ferroviaria pubblica e una politica dell’istruzione per molti aspetti elitista.

Mentre la sinistra poltica resta pressoché silenziosa, la destra approfitta della « macronie », come i francesi chiamano la politica del loro presidente. La formazione neofascista « Rassemblement national » (ex Front National) guidata da Marine Le Pen e « Les Républicains » (destra conservatrice) dell’ex presidente Nicolas Sarkozy tantano di strumentalizzare il movimento. Secondo i sondaggi, sono in crescita.

La risposta data oggi al movimento da Emmanuel Macron, con la creazione dell’ennesima commissione e la proposta di far ricevere i rappresentanti dei gilet gialli dal ministro dell’Ambiente è considerata un anestetico del tutto inefficace.

Giustiniano

27 .11.2018

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