La settimana scorsa, un gruppo auto-organizzato di corrieri in bici si è riunito a Madrid. Si chiamano « La Pajara » un nome che allude a uno stato di sfinimento. Lo conoscono bene i « cargo bikers », che consegnano cibo a domicilio o altro. Ma “La Pajara” vuol dire anche “uccellino”. Un piccione viaggiatore sarebbe il logo ideale per l’attività del gruppo, una cooperativa. Molti soci hanno già fatto i corrieri in bici per grandi imprese. E’ un lavoro precario, vicino all’autoimprenditorialità. Occorre assicurarsi e non si dispone né di ferie né di assistenza sanitaria. In Spagna non si ha diritto all’indennità di disoccupazione. In questo sistema non si ha neppure la libertà di decidere se, quando e con chi si vorrebbe lavorare . La paga è minima. Per tutto questo i soci della cooperativa hanno preso in mano il loro destino e definito autonomamente le loro condizioni di lavoro.

Si dividono i compiti : comunicazione, consegne, amministrazione. Ne « La Pajara » sono sei. Lavorano al progetto da un anno. Gli ordini non mancano. Non solo consegne di cibo a domicilio, ma anche consegne classiche. Non praticano prezzi alti, limitandosi a chiedere abbastanza per poter vivere del loro lavoro, anche alla fine del mese. Quello di rider non è un lavoretto per studenti o solo a tempo determinato. Lo fanno volentieri. E’ piacevole e divertente. E per loro è importante che quello che fanno venga apprezzato.

Fattorini in bici ce ne sono sempre stati. In questo senso, i giovani de « La Pajara » non fanno nulla di nuovo. Ma il lavoro è stato completamente precarizzato dal modello della « economia partecipativa » (nel senso della « sharing economy » o economia in rete), che è tutt’altro che partecipativa. Manca un quadro giuridico perché vengano rispettati gli standard sociali. L’attuale legislazione è stata travolta dalle nuove tecnologie e dalle reti numeriche. Dal 19° secolo si lotta per diritti come la protezione del lavoro, l’assistenza sanitaria o la pensione. Non si deve  permettere che la « gig economy » (mercato del lavoro nel quale gli incarichi vengono assegnati a lavoratori autonomi) comporti la perdita di conquiste pagate tanto duramente dalle generazioni precedenti.

I riders si sono uniti ad una grande lega di cooperative, « Coopcycle », nata in Francia, che ha un codice sorgente grazie al quale tutti i soci possono proporre i loro servizi online. In tutta Europa esistono progetti simili. E, piano piano, si mettono in rete. Condividono l’esigenza di uscire dalla precarietà. “Riders por derecho” (riders per i diritti) si riunivano per la prima volta in Spagna. Venivano da Barcellona, Valencia, dal Paese basco e da altre località. Tutti determinati ad imporre I loro diritti.

Giustiniano

29.11.2018

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