« Sulla mia pelle » è un film asciutto e duro, realizzato da Alessio Cremonini, che descrive un universo fatto di rifiuti e ostruzionismi, di autorizzazioni non concesse e, soprattutto, di responsabilità non assunte, di ipocrisia travestita da rispetto delle regole, di menzogne e depistaggi nel quale Stefano Cucchi, 31 anni, fermato perché trovato in possesso di dodici pasticche di hascisc, due grammi di cocaina e una pillola di un medicinale contro l’epilessia da cui è affetto, perde la vita.

La sua è una via crucis, le cui stazioni sono quelle dei carabinieri, nel corso della quale il fermo del giovane, sul corpo del quale sono evidenti i segni del trattamento subito dopo essere stato ammanettato e che si muove a fatica (ha due vertebre spezzate),  viene trasformato in arresto da un « tribunale ». Nei sei giorni che gli restano da vivere, Stefano entra a contatto con centoquaranta persone : medici, infermieri, guardie carcerarie, poliziotti, carabinieri, un giudice, un avvocato. Nessuno di loro trova qualcosa da dire.

Quando, finalmente, qualcuno reagisce, il giovane è morto da ore. Da allora sono passati nove anni, senza che costoro siano stati « sospesi dalle loro funzioni », come è accaduto, invece, a Domenico Lucano. La strada verso la conquista di uno Stato di diritto, sempre che questo sia compatibile con il nostro sistema socio-economico, è ancora lunga !

Nel XX capitolo di « Dei delitti e delle pene », Cesare Beccaria scrive – nel 1764 ! –  che « non vi è libertà ogni volta che le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa ». Dopo aver assistito alla proiezione di « Sulla mia pelle »,  proposto come film d’apertura della sezione « Orizzonti » alla 75^ Mostra del Cinema di Venezia, gli applausi del pubblico, emozionato, sono durati sette minuti…

Giustiniano

2.12.2018

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