Il libro scritto da Emmanuel Macron in occasione della campagna per le elezioni presidenziali era intitolato « Rivoluzione ». Oggi deve aver capito, guardando le tracce, nei quartieri alti della capitale,  della manifestazione dei gilet gialli di sabato, le centinaia di feriti e di arrestati, che era un titolo azzardato.

La presa della Bastiglia, nel 1789, era stata preceduta da un aumento insopportabile delle tasse, è scritto nei libri di storia. Mentre il consenso intorno al presidente è crollato dal 60 al 25%, le voci che chiedono le sue dimissioni diventano sempre più insistenti. E l’80% dei francesi dichiara di essere solidale con la protesta. Sui sacri muri dell’Arco di Trionfo, profanati dai manifestanti,  un tag prevede che « I gilet gialli vinceranno ». E un altro « Abbiamo tagliato delle teste per molto meno ». Uno scenario orribile per il « presidente dei ricchi », che odia essere messo sotto pressione.

Nel 2017, Macron ha ingoiato e digerito le manifestazioni contro la sua riforma del diritto del lavoro, la famigerata « Loi Travail » e, nel 2018, tre mesi di scioperi dei ferrovieri contro la progressiva privatizzazione del trasporto ferroviario senza fare una benché minima concessione. L’uomo è convinto della sua missione, quella di applicare la ricetta neo-liberista alla Francia, a qualunque costo. Ma la resistenza di chi ne fa le spese cresce…

Giustiniano

3 dicembre 2018

Print Friendly