La collera dei francesi ha piegato il governo. Il presidente del Consiglio, Edouard Philippe, ha annunciato martedi’ una « moratoria » di sei mesi dell’aumento delle tasse sui carburanti, originariamente previsto per il 1° gennaio. La politica finanziaria e sociale neo-liberista del presidente Emmanuel Macron aveva provocato, nei due ultimi fine settimana, aspri scontri nel cuore della capitale. Alcuni portavoce del movimento dei « gilet gialli » prendono atto dello « spiraglio » aperto dal governo. Politologi e sociologi vedono nella resistenza contro Macron, sostenuta dall’80% della popolazione, una “reazione all’esplosione delle disuguaglianze fra classi subalterne e super-ricchi”.

Secondo l’opinione unanime dell’opposizione, la “moratoria” annunciata da Philippe mette una pietra tombale sui progetti di riforma fiscale. Martedi’ il presidente del Consiglio aveva ricevuto a Palazzo Matignon   i rappresentanti di tutti i partiti rappresentati all’Assemblea nazionale. Socialisti, comunisti, centristi, conservatori avevano chiesto un « gesto forte » e un « cambio di rotta » nella politica fiscale del capo dello Stato. Già all’inizio della settimana la confederazione degli imprenditori Medef e quella delle piccole e medie imprese CPME avevano preso le distanze da Macron. Le piccole e medie imprese lamentavano una riduzione del 30% delle vendite natalizie e uno « stato d’emergenza economico ». Anche in seguito alle proteste di sabato, dopo due giorni di discussioni il governo ha suonato la ritirata.

Un incontro previsto martedi’ fra rappresentanti dei gilet gialli e Philippe è stato annullato « per motivi di sicurezza ». Questi rappresentanti sarebbero stati diffidati dal condurre trattive con il governo. Portavoce locali del movimento, che copre tutta la Francia, considerano il passo indietro di Macron « insufficiente ». Non si accontenteranno di « qualche briciola ». Continuano a rivendicare un aumento di 200 euro del salario minimo, una rivalutazione generalizzata di stipendi e salari e un miglioramento del potere d’acquisto.

Il blocco di numerose raffinerie provoca penuria di carburanti. Martedi’ 167 distributori avevano chiuso e 254 segnalavano una riduzione delle riserve. Il ministero degli Interni vieta ai distributori di riempire serbatoi di scorta ai loro clienti. Sociologi, economisti e politologi considerano che il motivo dell’inatteso successo dei gilet gialli non risiede solo nel solitario decisionismo del capo dello Stato. In una dichiarazione pubblicata su alcuni quotidiani parigini, lo sociologa Dominique Méda, l’economista Eric Heyer e il giurista Pascal Lokiec mettono in guardia da una rivolta che potrebbe diventare, secondo loro, una rivoluzione. La mobilitazione delle classi subalterne sarebbe dovuta « alla politica austeritaria e all’abbandono da parte dello Stato di una politica sociale ».

La filosofa Chantal Mouffe – che insegna all’università di Westminster, a Londra – ideologa, fra l’altro, del movimento « France Insoumise », ha detto lunedi’ in un’intervista al quotidiano « Libération » di vedere nella rivolta attuale « l’effetto di una lunga serie di resistenze contro una trentennale egemonia neo-liberista, che ha costruito una post-democrazia ». Macron ha ulteriormente indurito questa politica neo-liberista provocando la reazione attuale. Egli incarna « lo stadio ultimo di questa politica post-democratica », riuscendo, secondo Mouffe, « a neutralizzare l’Assemblea nazionale grazie alla sua maggioranza schiacciante e a rendere obsoleto il lavoro dei deputati ».

Giustiniano

5.12.2018

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