Ieri, 8 dicembre, la Tour Eiffel, il Louvre, i Grandi magazzini sono chiusi. Non ci sono megafoni, palchi, comizi. Neppure volantini. Solo persone. Piene di rabbia. Arrivano dalle strade laterali sugli Champs Elisées dopo essere state controllate dalla polizia. Ogni tanto, un coro contro il presidente. La manifestazione di questo sabato, come le tre precedenti, è spontanea. Autoconvocata e autofinanziata. Non è diretta dai partiti. E neppure dai sindacati. In tanti vogliono sottolineare con la loro presenza quella che ormai è la rivendicazione principale : le dimissioni di Emmanuel Macron.

Giovedi’ i grandi sindacati pubblicano una dichiarazione che, invece di avanzare una piattaforma rivendicativa e dichiarare lo sciopero generale, si limita a mettere la violenza dei manifestanti sullo stesso piano di quella della polizia. Nella sola capitale, oltre 8000 agenti, 12 autoblinde, gendarmi a cavallo, cani poliziotto, un migliaio di fermati, decine di feriti dai proiettili di gomma e dalle granate esplove. Qualche tentativo di barricata, piccoli incendi, vetri rotti. Ma le boutiques del lusso sul « più bel viale del mondo » sono salve. E i palazzi del potere irraggiungibili.

I gilet gialli rappresentano ormai tutti quelli che hanno un conto aperto con il governo. Non si tratta più della nuova tassa sui carburanti, ormai ritirata. Progressività dell’imposta sul reddito, ristabilimento dell’imposta sulle grandi fortune, aumento di salari e pensioni, fissazione di un salario massimo, limitazione del costo degli affitti, blocco delle chiusure dei « rami secchi » ferroviari, scuole, uffici postali, reparti maternità nei piccoli centri, ripubblicizzazione di acqua, gas, elettricità, rimborso degli interessi sul debito pubblico mediante il recupero degli 80 miliardi di evasione fiscale, accoglienza dignitosa per i richiedenti asilo e molto, molto altro.

Intorno all’Arco di Trionfo, fra il fumo dei lacrimogeni, molti si chiedono se Macron che, chiuso nella sua residenza, aspetta che la bufera passi, potrà resistere. Se la pressione dei gilet gialli sarà abbastanza forte da costringerlo ad andarsene. E c’e anche chi continua a sperare che emerga una sinistra  in grado di bloccare il progetto che mira a scaricare i costi del cambiamento climatico sulle spalle dei lavoratori e di passare una mano di verde sulla politica classista del capitale e del suo Stato. Noi del Circolo del PRC « Carlo Giuliani » che, insieme a Potere al Popolo Parigi, non crediamo in nuovi partitini e « quarti poli », c’eravamo. Ovviamente…

Giustiniano

9 dicembre 2018

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