Milano. 12 dicembre 1969. Piazza Fontana. Banca dell’Agricoltura. Ore 16.37. Una bomba con 7 kg di tritolo uccide 17 persone e ne ferisce 87. Lo scopo ? Terrorizzare studenti, lavoratori, intellettuali, sindacati, partiti e movimenti democratici che minacciano l’ordine costituito, diffondere il panico e giustificare misure d’emergenza da parte del governo.  I responsabili ? Servizi segreti interni e internazionali. Gli esecutori ? Fascisti vecchi e nuovi. Anzi, nessuno. « Lo Stato italiano porta su di sé il peso della verità negata… », dice, comprensivo, il presidente Napolitano ai familiari delle vittime il 7 dicembre di 40 anni dopo.

Ricordiamoli, i nomi dei morti:  Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Luigi Meloni, Vittorio Mocchi, Gerolamo Papetti, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia,Carlo Silva, Attilio Valè. Secondo il prefetto di Milano « l’ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi ». Sono arrestati 85 anarchici.

I più fortunati saranno rilasciati dopo qualche giorno. Altri, come Pietro Valpreda, dopo anni di carcere. Giuseppe Pinelli sarà defenestrato dal 4° piano della Questura di Milano nella notte fra il 15 e il 16 dicembre. Anzi, no. Secondo il giudice D’Ambrosio, che assolve in istruttoria i quattro poliziotti e l’ufficiale dei carabinieri che interrogano Pinelli, trattenuto ormai illegalmente, l’uomo è stato vittima di un “malore attivo” ( ?). Il 12 dicembre 1970, a Milano,  un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo da un carabiniere uccide, nel corso della prima delle manifestazioni con le quali, da allora, i milanesi commemorano la strage, Saverio Saltarelli, 23 anni…

Giustiniano

12 dicembre 2018

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