Esce in questi giorni in Francia un albo a fumetti dal titolo « L’argent fou de la Françafrique » e il sottotitolo « L’affaire des biens mal acquis », opera del giornalista Xavier Harel e del disegnatore Julien Solé. I due ci fanno scoprire le ramificazioni, fatte di giochi di potere, scandali petroliferi e finanziari, dell’affare dei « beni mal acquisiti » che hanno accompagnato settant’anni di storia della V Repubblica. Una storia che i suoi dirigenti politici ed economici preferiscono far dimenticare.

Fra il secondo dopoguerra e gli anni 60, gli imperi coloniali sono spazzati via dai movimenti indipendentisti. Sono necessarie talvolta lunghe e sanguinose guerre, costate la vita a molti milioni di persone, come nel caso dell’Algeria o in quello del Vietnam. In Africa occidentale, gli ex possedimenti francesi – la Francia, non dimentichiamolo, era « proprietaria » di un terzo del Continente africano – si trasformano in un mosaico di Stati sovrani. Ma democrazia e diritti dell’uomo restano, come e più che in Francia, pura teoria.

La Francia – che continua comunque ad occupare, come la Gran Bretagna,  una catena di piccoli presidi strategici in tutti i continenti e gli oceani, i  cosiddetti « Territori d’Oltremare » – non rinuncia a sorvegliare da vicino, grazie a una serie di basi militari ed ai contingenti di pronto intervento stazionati nelle ex colonie, le risorse naturali, in particolare quelle del continente africano, che si rivelano strategiche per la sua economia, specialmente nel settore energetico (l’uranio è vitale per la Francia, dove tre quarti dell’elettricità sono prodotti da centrali nucleari, e indispensabile alle sue forze armate, dotate dell’arma atomica).

Viene organizzato un sistema, la Françafrique,  basato sulla corruzione generalizzata e sulla stretta collaborazione fra i presidenti della Repubblica francese e i governanti africani, generalmente veri e propri dittatori . I primi garantiscono sostegno incondizionato ai secondi, quasi sempre espressione di élites locali formate nelle università francesi, in cambio di soldi e dell’accesso privilegiato delle aziende francesi ai loro mercati, alle risorse agricole, forestali, minerali, e alle riserve di manodopera. Alle popolazioni africane vengono rubate le loro ricchezze – i Paesi africani continuano ad essere i più poveri del mondo – mentre gli sfruttatori francesi delle loro risorse e i loro complici africani accumulano enormi quantità di soldi nei paradisi fiscali o li investono dove fruttano di più.

Un sistema che dura, ufficiosamente, da ormai settant’anni ma che, ufficialmente, non esiste. Tutti fanno finta di non saperne nulla. Nella V République, la ragion di Stato (leggi gli interessi della borghesia) unisce presidenti conservatori e socialdemocratici, da De Gaulle a Pompidou, a Giscard d’Estaing, a Mitterrand, a Chirac, a Sarkozy, a Hollande, fino all’attuale, dichiaratamente « né di destra né di sinistra », Emmanuel Macron. Solo negli ultimi anni questa macchina ben lubrificata sembra incepparsi. Qualche associazione riesce a farsi sentire. Dei processi vengono celebrati. Qualche dirigente africano e qualche faccendiere francese vengono condannati a pagare delle multe e a pene detentive, generalmente con la condizionale.

Nel settembre 2011, dopo un’indagine durata cinque anni, la magistratura francese sequestra alcune decine di veicoli di lusso parcheggiati nel garage della villa, in avenue Foch, a Parigi, del figlio maggiore del presidente e lui stesso vice-presidente della Guinea equatoriale, ex colonia spagnola. All’uomo, al quale sono stati confiscati beni per 150 milioni di euro, è inflitta una condanna a 30 milioni di multa e tre anni di carcere (con la condizionale) per « riciclaggio di beni sociali, ricettazione e appropriazione indebita di fondi pubblici. »

Omar Bongo, presidente del Gabon dal 1967 alla sua morte, nel 2009, garantisce il transito delle forniture di armi al Biafra. Lo assiste assiduamente Jacques Foccart, eminenza grigia di De Gaulle negli affari africani. Celebre l’ aforisma di Bongo : « L’Africa senza la Francia è un’auto senza autista. La Francia senza l’Africa è un’auto senza carburante ». Durante la sua ultraquarantennale dittatura il debito gabonese esplode, insieme alla fortuna della famiglia Bongo. Ad Omar succede Ali Bongo.

Fra gli intermediari, indimenticabile Loïk Le Floch-Prigent, Pdg di Rhône-Poulenc, PdG di ELF, presidente di Gaz de France, presidente della SNCF. Condannato per truffa prima in Francia, poi in Togo. E, fra i politici, Dominque de Villepin e Bernard Kouchner. Non puo’ mancare Nicolas Sarkozy, paladino, nel 2006 a Cotonou,  di relazioni franco-africane « libere dalle scorie del passato », prima di finire sotto inchiesta per « corruzione passiva » e « ricettazione di fondi pubblici libici » nell’ambito della sua campagna elettorale del 2007.

Un giorno, forse, dirigenti politici, imprese francesi ed intermediari risponderanno di questo sistema in tribunale. Ma non saranno i tribunali attuali. E i beni rubati saranno restituiti. In un mondo nel quale i rapporti di classe saranno ribaltati, s’intende.

Giustiniano

18.12.2018

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