Colpo su colpo, decreto su decreto. Ecco la divisa del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro. Il suo primo decreto indica la direzione : l’Ufficio brasiliano per gli indigeni, Funai, viene privato del compito di identificare e delimitare i territori indigeni. Le sue competenze passano al ministero dell’Agricoltura. Il significato non lascia adito a dubbi : precedenza alla lobby agraria, espulsione degli indigeni, che praticano la protezione del clima in quanto « protettori della foresta ». Una funzione assolutamente priva di interesse per Bolsonaro. Che lo dice apertamente.

Presso gli indigeni del Brasile la paura dilaga. Non sono loro ad essere preoccupati : per decreto è stata tolta al nuovo ministero per i diritti umani la competenza per le questioni relative a persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Bolsonaro non ha chiarito, finora, chi deve difendere in futuro i loro diritti. Per lui, evidentemente,  se ne puo’ fare a meno. Anche fra dipendenti pubblici che hanno espresso posizioni critiche nei confronti di Bolsonaro cresce l’inquietudine. Funzionari non in linea con l’ideologia del nuovo governo saranno licenziati, ha dichiarato il ministro di Stato Onyx Lorenzoni.

Bolsonaro intende garantire l’impunità ai poliziotti in servizio ed estendere ad ogni brasiliano incensurato e maggiorenne il diritto di portare un’arma.  C’è chi critica, ma anche chi approva. Secondo un sondaggio dell’istituto Ibope, Bolsonaro gode del consenso di tre quarti della popolazione e la Borsa di Sao Paulo vola, a differenza della tendenza generale. Il Brasile, definito un tempo il Paese del futuro, con Bolsonaro procede rapidissimamente verso il passato della dittatura militare. E con un mandato, almeno in parte, democratico. Bolsonaro, infatti,  è stato eletto presidente al secondo turno con il 55% dei voti, ma il suo partito social-liberale ha conquistato solo il 10% degli elettori. Per chiarire le idee anche ai meno perspicaci, il 1° gennaio, per l’insediamento del « Trump dei tropici », era presente il segretario di Stato americano, Mike Pompeo…

Giustiniano

6 gennaio 2019

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