Senza prestare attenzione a Jean de La Fontaine, che diffida dal « vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso », Macron e il suo governo credevano che il movimento dei Gilets gialli fosse ormai finito. Sabato scorso, invece, erano molte decine di migliaia a mobilitarsi a Parigi e in numerose altre città francesi. Il movimento comincia a strutturarsi. A Parigi, vengono preannunciate due manifestazioni. Compare un servizio d’ordine.

La polizia impedisce a uno dei due cortei di raggiungere, come precedentemente concordato,  l’Assemblea nazionale. Seguono aspri scontri e una quarantina di fermi. Il governo intona il solito lamento sulle « intollerabili violenze ». Dei manifestanti, naturalmente. I gilets gialli rispondono con un video dove si vede il capo della polizia di Tolone pestare più manifestanti. Il 55% dell’opinione pubblica continua, secondo i sondaggi, a sostenere il movimento.

Sempre nella giornata di sabato, a Parigi, una ventina di persone usano un muletto per sfondare una porta secondaria del ministero per i Rapporti con il Parlamento, dove risiede il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, danneggiando un paio di auto parcheggiate nel cortile e rompendo qualche vetro. Griveaux si rifugia nei vicini uffici del primo ministro, Edouard Philippe.

Già delegato nazionale di « A sinistra in Europa » , club di « riflessione » fondato da Dominique Strauss-Kahn e Michel Rocard, e sostenitore di François Hollande alle primarie socialiste del 2011 prima di convertirsi, nel 2015, al macronismo,  Benjamin Griveaux, che denuncia, senza nessun timore del ridicolo, « la capitolazione morale e intellettuale di Jean-Luc Mélenchon », aveva sprezzantemente dichiarato in un’intervista che « I gilets gialli come movimento sono crollati e rappresentano ormai solo un pugno di violenti. »

Jean-Luc Mélenchon, che si chiede “quale potenza possa essere durevolmente governata per sei giorni in attesa di un’insurrezione settimanale ? “, risponde “Da sei settimane, è la Francia.” (…) Per lui, non bastano « 10 miliardi lanciati sulle teste per raffreddarle, come si è visto sabato, ma una vera divisione della ricchezza che faccia cessare lo scandalo della povertà di massa in un paese cosi’ ricco » e le ricette neo-liberiste servono solo a «  rendere alcuni ricchissimi, molti poverissimi e mettere a sacco il pianeta ». « La repressione e le lezioni di morale non sono una politica », aggiunge il leader della « France insoumise », convinto che « la politica è l’arte di governare e non solo quella di vincere elezioni truccate ».

Che, come Griveaux, Macron finisca per avere quello che lui stesso ha chiesto ?

Giustiniano

7 gennaio 2019

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