In una Punto nera, Amedeo Luongo, Castrese Verde e Giuseppe D’Aniello. Sono carabinieri “di servizio” a Giugliano – un tempo patria di Giovan Battista Basile, immortale autore de « Lo Cunto de li Cunte » – oggi uno dei circa 300 Comuni italiani la cui amministrazione è stata sciolta per ingerenze della criminalità organizzata.

Girano fra i ghetti, fra le strade che portano a minuscole case seminascoste fra la vegetazione. Le abitano immigrate sudamericane che si prostituiscono per sopravvivere. In mezzo all’unica stanza, un letto sfatto dagli ospiti che vi si alternano. I carabinieri, padroni delle loro vite, pretendono sesso. E soldi. Minacciano : « se voglio, ti faccio tornare a casa in barca ». Si sentono protetti dal piccolo Führer lumbard, adesso ministro di Polizia.

Ma il facile sfruttamento delle prostitute sudamericane non soddisfa pienamente le loro miserabili ambizioni.  Nel giugno dell’anno scorso scelgono un’altra vittima da vessare, intimidire, punire. Costruiscono contro un bracciante di origine ghanese, Munkail Kaliu Osman,  false prove. Il giovane sarebbe in possesso di armi e coinvolto in attività terroristiche per danneggiare il Centro commerciale Auchan di Giugliano. Gli urlano “E’ finita, tu devi morire. Ora c’è Salvini, vi facciamo il culo ». Lo arrestano. Si aspettano un premio per la brillante operazione.

E invece, in questa Italia inebetita dalla paura, sporcata dall’odio razzista, minata dalle ingiustizie sociali, c’è un colpo di scena. Osman viene rimesso in libertà. I “bastardos de la Punto negra”, come le ragazze nigeriane chiamano i tre carabinieri, sono sospesi dal servizio nel luglio scorso e rinviati a giudizio con l’accusa di falso ideologico, calunna, arresto illegale, ricettazione, danneggiamento, detenzione e  porto illegale di armi clandestine.

Riconosciuti colpevoli delle accuse contestate, ieri, 10 gennaio 2019, i tre sono condannati dal Tribunale di Napoli nord a nove anni di carcere a testa.

Giustiniano

11 gennaio 2019

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