Ha 45 anni. Milanese, come il babbo, dirigente d’azienda, e la mamma, casalinga. Scuola media cattolica, liceo classico, maturità. All’università, ci prova a Scienze politiche, Lettere, Storia, senza riuscire ad ottenere nessuna laurea. La sua unica professione  sarà la « politica ». Sedotto dal verbo di Umbert Bossi, aderisce alla Lega Nord nel 1991, a 17 anni. Eletto consigliere comunale a Milano nel 1993, lascia la poltrona 20 anni dopo. « Giornalista » de “La Padania” e “Radio Padania libera”, nel 1997, alle elezioni per il « Parlamento della Padania » guida la lista dei « comunisti padani » – il giovane fascioleghista non teme il ridicolo – che conquista 5 dei 210 seggi.

Eletto depoutato europeo nel 2004, a parte un’interruzione di un anno, trascorso alla Camera dei deputati, resta attaccato alla poltrona di parlamentare europeo fino al 2018, quando è eletto senatore. Nel 2009, si dichiara favorevole a vetture separate per i « soli milanesi » nella metropolitana. Nel 2014 propone un programma comune fra Lega Nord e Front National. Nel 2015 diventa presidente del gruppo « Europa delle nazioni e delle libertà ». Diventa segretario della Lega nel 2013 passando sul cadavere del suo padre politico, Umberto Bossi.

Nel 2016, definisce l’euro un « crimine contro l’umanità ». Dal dicembre 2017 la Lega nord diventa “Lega”. Ormai Roma non rima più con « ladrona » ma con « poltrona ». Nel suo programma, il secessionismo lascia il posto all’immigrazione e all’Unione Europea. Alleata di Forza Italia alle elezioni politiche del 2018, vinte dal Movimento 5 Stelle, la Lega si piazza seconda, prima del suo alleato. Il senatore Salvini – estrema destra- e l’onorevole Di Majo – né di destra né di sinistra – diventano alleati con tanto di contratto,  ministri e vice-presidenti di un governo presieduto da tale Giuseppe Conte. « Due compari e un pollo ».

L’infame crociata contro l’immigrazione « illegale » e le Ong che soccorrono i naufraghi assume toni inauditi. Passate le elezioni, non si tratta più di uscire  dall’Unione Europea ma di « cambiare le cose dall’interno ». Nell’estate del 2018, i sondaggi attribuiscono alla Lega il 30%. Aveva il 4% nel 2014. Sul deficit di bilancio 2019 (2,4% del PIL), Salvini, dopo aver dichiarato che « non tornerà indietro », accetta la riduzione al 2%, il ridimensionamento del « Reddito di cittadinanza », la rinuncia all’abolizione  della Legge Fornero. La« Flat tax », cara alle classi medie deluse dal berlusconismo, rende inutile l’uscita dall’euro. Di Majo accetta tutto.

La Lega è ormai dichiaratamente nazionalista, sovranista, identitaria, anti-immigrazione, islamofoba. Insieme a « Fratelli d’Italia », urla contro il preteso rischio migratorio, l’Islam e le politiche economiche europee imposte dalla coppia franco-tedesca.  Le manifestazioni fasciste, protette dal ministro di Polizia.  si moltiplicano. Nel settembre 2018 Salvini si dichiara pronto a collaborare con il « Movimento » di Steve Bannon, che aspira a federare i partiti europei di destra e di estrema destra. Il Movimento 5 Stelle conferma, se ce ne fosse ancora bisogno,  che chi si dichiara « né di destra né di sinistra » è, in realtà, di destra.

Giustiniano

11 gennaio 2019

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