Fra il 1968 e il 1978 l’Italia vive  una situazione insurrezionale. C’è spazio per Marx e l’antipsichiatria, per la Comune di Parigi e la controcultura americana, per il dadaismo e l’insurrezionalismo, per l’operaismo e il femminismo. Un embrione di nuova sinistra rifiuta lo Stato e il capitalismo, ma anche i sindacati e la sinistra parlamentare, la rappresentanza e il lavoro. Si sviluppa una guerra civile a bassa intensità e, nello stesso tempo,  sperimentazioni politiche, affettive e rivoluzionarie.

Tutto, o quasi, nasce nel 1960, quando Tambroni imbarca nel suo governo il partito neofascista, che tenta di organizzare un Congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. I giovani affrontano la polizia. Per i dirigenti del PCI sono dei provocatori. Il 1° marzo del 1968, a Valle Giulia (Roma), gli studenti resistono alle cariche della polizia. Il 7 dicembre dello stesso anno giovani manifestanti  bersagliano di uova la borghesia milanese che si reca, come ogni anno, alla prima della Scala. Il 31 dicembre, altri giovani disturbano il veglione dei miliardari alla Bussola di Viareggio. La polizia spara alla schiena di Soriano Ceccanti, che perde l’uso delle gambe.

Nel 1969, l’autunno caldo comincia il 3 luglio a Torino con una rivolta durata 3 giorni e 2 notti. A novembre, a Milano è sciopero generale per la casa. Gli operai occupano le case popolari vuote. Il 12 dicembre, la strage di Piazza Fontana. Il 15 dicembre, Giuseppe Pinelli viene defenestrato dalla Questura di Milano. Nel 1971, i primi tentativi di lotta armata. Si attaccano cantieri dove degli operai sono morti. Nasce un Collettivo politico metropolitano formato da studenti lavoratori, comitati di base delle grandi fabbriche, occupanti di case. Diventerà in seguito le « Brigate rosse ».

Primi sequestri. Morte di Feltrinelli. Autoriduzioni. Spese proletarie. Arresti. « La polizia è armata, i fascisti sono armati. I proletari sarebbero i soli a restare disarmati ?» Nel 1974, la strage di Brescia. Nel 1978, sequestro ed esecuzione di Aldo Moro. L’insurrezione si conclude con l’arresto, in una sola notte, di 4.000 persone. Quarant’anni dopo, la guerra è finita da tempo, lo Stato italiano rifiuta un’amnistia. Il suo ministro di Polizia « non molla » e blatera di  «terroristi che se la spassano all’ombra della Tour Eiffel ! » Eppure meno di 25 anni bastano al ministro della Giustizia della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, Palmiro Togliatti, per un’amnistia generale che nel 1946,  a guerra finita, scagiona decine di migliaia di criminali fascisti…

Giustiniano

10 febbraio 2019

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