Il 25 gennaio scorso è morto Silvano Sarti, storico presidente provinciale dell’ANPI di Firenze e, successivamente, suo presidente onorario. Era nato nel 1925 a Scandicci. “Noi s’entrò a liberare Firenze perché il nostro comandante Potente disse agli Alleati che Firenze la liberiamo noi partigiani e voi venite dopo”, rammentava, ricordando che i fiorentini « si erano liberati » e non « erano stati liberati ».  A Firenze, in quei giorni dell’agosto 1944, Sarti partecipa all’esecuzione, dopo diciotto giorni di assedio, di alcuni cecchini fascisti barricati nei pressi di Porta al Prato.

Operaio a 14 anni, attivo nel Soccorso rosso, renitente alla leva repubblichina, deportato a Cassino e costretto a lavorare alla costruzione di fortificazioni tedesche, Sarti riesce ad evadere. Si arruola nella Brigata Sinigaglia con il nome di Pillo e partecipa alla liberazione di Firenze, l’11 agosto 1944. Milita nella CGIL di Scandicci, nella locale Camera del Lavoro e nell’ANPI. Coltiva la memoria della Resistenza e dell’antifascismo collegandoli sempre con i problemi attuali mediante un instancabile impegno nelle scuole, dove incontra i giovani delle generazioni che si succedono nel tempo.

La commemorazione di Pillo si è svolta in Piazza della Signoria e nell’arengario di Palazzo Vecchio, a Firenze, alla presenza di un migliaio di persone. « Per noi, diventare partigiani fu la scelta più facile », non si stancava di ripetere.

Giustiniano

10 febbraio 2019

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