Sembra che sia stato Krusciov a far pubblicare i libri del biologo e geografo norvegese Thor Heyerdahl in URSS. Si tratta anzitutto dei reportages dei suoi quattro viaggi: con una zattera di legno di balsa, il Kon-Tiki, dal Perù alla Polinesia seguendo la corrente di Humboldt ; con le barche di papiro RA I e RA II dal Marocco alle Barbados e con una barca di canne, il Tigri, dall’Irak alla Somalia. Con questi viaggi avventurosi, ai quali partecipano non pochi suoi amici, Thor Heyerdahl vuole dimostrare che gli europei non sono i primi a scoprire nuovi paesi al di kà dei mari e che anche le barche apparentemente primitive degli Incas, degli amerindi delle coste dell’America del nord, degli abitanti delle isole dei mari del sud etc. erano ottimi navigatori. In quanto norvegese, conosce bene la storia dei vichingi (non un popolo ma gruppi di guerrieri scandinavi), che avevano raggiunto con le loro barche a remi la Groenlandia e le coste del Canada e avevano reso possibile all’impero dei franchi di sviluppare il commercio fino a Bagdad.

Spagnoli, portoghesi e inglesi avevano distrutto le culture indiane e sterminato gran parte dei popoli. Gli scienziati occidentali avevano fatto il resto, applicando le loro teorie « socialdarwiniste » secondo le quali questi « primitivi » non erano idonei e la civiltà occidentale era molto superiore. Questi cannibali seminudi e pagani oziosi dovevano semplicemente perire. Durante tutta la sua vita Heyerdahl, che Fidel Castro, suo grande amico, chiamava il « socialdemocratico » norvegese, raccoglie prove che dimostrano il contrario. Lo affascinano i perdenti della storia. Cerca e confronta le loro rare tracce. Oltre a rischiosi viaggi per mare effettua delle campagne di scavi : in una delle isole Galapagos, sull’isola di Psqua, alle Maldive, in Perù e a Tenerife, dove trascorre i suoi ultimi anni.

Dopo i suoi studi, ad Oslo, nel 1937 si reca con la prima moglie, Liv, nelle isole Marchesi, dove vivono senza fiammiferi o altre conquiste del capitalismo industriale. Poco dopo si unisce alle forze armate norvegesi all’estero, segue un corso di radiotelegrafista e combatte con l’Armata rossa alla frontiera russo-norvegese contro i tedeschi. La prima avventura in barca è nel 1947 : il successo di questa spedizione, su una zattera, porta alla fondazione, a Oslo, di un « Museo Kon-Tiki » che finanzia in seguito alcuni dei suoi scavi. Ma per gli scienziati impiegati a vita dal capitalismo e dal socialismo è solo uno svitato, al massimo un buon marinaio norvegese. Il successo dei suoi libri e del suo documentario « Kon-Tiki » (2 Oscar) non lo favorisce. Non puo’ dimostrare con la sua zattera che la colonizzazione della Polinesia avviene a partire dal Sudamerica e non dall’Asia. Infaticabile, affronta le critiche nei congressi mondiali degli archeologi e degli americanisti. Se si crede alla sua autobiografia « Sulle tracce di Adamo » (1998) col tempo riesce a convincere i suoi critici.

Le sue opere complete dovrebbero essere ristampate e costringere gli scienziati bianchi a chiudere il becco. « Lasciateli parlare, finalmente », gli altri scienziati, in Africa, in Polinesia, in America latina etc. Ma forse tutto questo è superato perché oggi non ci interessa più la verità della storia, ma una storia della verità.

Giustiniano

12 febbraio 2019

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