La politica sicuritaria applicata alla frontiera italo-francese somiglia a una « caccia all’uomo ». Dal 2015, nella zona frontaliera sono presenti sul versante francese militari, compagnie repubblicane di sicurezza (CRS), gendarmi, polizia, polizia di frontiera. Sono armati e dispongono di binocoli per la visione notturna e di rivelatori di movimento. Nelle stazioni a ridosso della frontiera, sono schierati sui marciapiedi. Quando il treno si ferma, alcuni salgono in testa, altri in coda. Si ricongiungono al centro del convoglio. Altri ancora restano sul marciapiedi, osservando i viaggiatori. Se ne scende qualcuno con la pelle scura, scattano i controlli.

Dall’ottobre 2017, la « Legge per la sicurezza interna e la lotta al terrorismo » estende i controlli d’identità nelle zone di frontiera. Nel 2017, i migranti respinti sono 56.000. In grande maggioranza nelle Alpi Marittime. Gli stranieri sono respinti illegalmente, ignorando convenzioni, codice delle frontiere Schengen, accordi con l’Italia,  non sono informati dei loro diritti (interprete, medico, avvocato, console, pausa sospensiva di 24 ore, richiesta d’asilo). I minori non accompagnati, invece di essere protetti, secondo quanto prevede la legge, sono respinti come gli altri.

Dal 2016 la « Associazione nazionale di assistenza alle frontiere per gli stranieri » (Anafé), francese,  collabora con le associazioni locali, da Mentone a Chamonix, passando per la valle della Roya, il colle del Monginevro e la galleria del Fréjus. Quello che osservano è raccapricciante. « Il 17 marzo 2018, alle 17.13, i CRS portano cinque persone al posto di polizia di frontiera di Mentone-Pont Saint Louis. Uno ha una gamba rotta. Tre minuti dopo sono respinti in Italia con un « documento » che è stato dato loro all’interno ». Una testimonianza come tante altre.

La valle della Roya copre un piccolo tratto dei 515 km della frontiera italo-francese. La caccia all’uomo spinge i migranti a correre rischi sempre maggiori per attraversare le Alpi evitando le pattuglie. Le conseguenze sono terribili. Il 25 maggio 2018 un corpo in stato di decomposizione viene ritrovato nei pressi di Bardonecchia. La polizia italiana puo’ accertare la sua identità grazie a un resto di pelle. Si  tratta di un giovano guineano, affetto da poliomielite, respinto il 26 gennaio dalle autorità francesi a 10 km da Bardonecchia. Morto per ipotermia.

A 10 km da Briançon, i 10 maggio, agenti della Electricité de France (EDF) trovano nella Durance, fiume che nasce sul Monginevro, il corpo di una nigeriana, Blessing Matthew. Aveva 21 anni. Sempre in maggio, fra il Monginevro e Clavière, due escursionisti trovano un giovane senegalese. Morto. Sarebbe precipitato da una roccia, sfinito. In ottobre un’inchiesta aperta dopo che due migranti sono caduti in un burrone in agosto, al Col de l’Echelle, sopra Briançon, è archiviata. Tentavano di sfuggire a una pattuglia. Impossibile dialogare con le autorità, locali o nazionali. Quando si tratta di migranti, i testi firmati dalla Francia sono pezzi di carta privi di valore.

Salvini e Macron hanno ruoli diversi, ma la « commedia » è la stessa. E non è neppure nuova.  Nella zona frontaliera italo-francese, i soli depositari dell’onore dei due paesi sono le migliaia di volontari e di militanti delle associazioni che fanno vivere i valori dell’umanità, della solidarietà e della fraternità, venendo in aiuto delle vittime di questa « caccia all’uomo ». Umanità,  solidarietà e fraternità che la legge considera ormai dei crimini…

Giustiniano

21 febbraio 2019

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