Il 1° marzo 1944 centinaia di migliaia di lavoratori delle fabbriche italiane occupate dalla Wehrmacht entrano in sciopero. Malgrado l’arresto e la deportazione di molti di loro nei campi di concentramento in Germania, lo sciopero dura una settimana e paralizza le industrie, bloccando la produzione degli armamenti alla Fiat di Torino e alla Pirelli di Milano. Lo sciopero viene proclamato per iniziativa del PCI e sostenuto dal Comitato di Liberazione Nazionale, CNL, costituito il 9 settembre 1943 per opporsi al fascismo e all’occupazione tedesca dell’Italia.

Si tratta di un’azione accuratamente preparata dal PCI, che mira a dimostrare che i lavoratori sono l’elemento decisivo  della guerra di liberazione diretta dal CLN contro le forze di occupazione tedesche e i loro servi fascisti. I comunisti sottolineano la loro determinazione, la loro capacità di influire sul corso degli avvenimenti e di esercitare tutto il loro peso politico sul governo militare formato da Vittorio Emanuele III e presieduto da Pietro Badoglio, dopo il crollo del fascismo e l’arresto di Mussolini nel luglio dell’anno precedente, grazie a una congiura di palazzo.

Meno di due mesi dopo, il 22 aprile 1944, i partiti che compongono il CLN entrano nel governo Badoglio, che si dimette nel giugno successivo. E’ la « svolta di Salerno », che segna la trasformazione della resistenza antifascista in guerra di liberazione nazionale contro l’occupante tedesco, in guerra civile fra italiani fascisti e antifascisti e in guerra di classe fra componenti rivoluzionarie e piccolo-borghesi. La necessità di mobilitare un fronte sociale e politico più vasto possibile comporta la rinuncia, che alcuni sperano tattica,  all’obiettivo della trasformazione socialista della società.

45.000 caduti in combattimento, 20.000 torturati e trucidati, 20.000 feriti, 15.000 civili passati per le armi, 8.000 prigionieri politici e 30.000 militari italiani mai tornati dai campi di concentramento sono il prezzo pagato fra il 1943 e il 1945 dalla Resistenza italiana per riconquistare la libertà. Difficile immaginare, allora,  che la tattica sarebbe diventata strategia…

Giustiniano

24 febbraio 2019

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