E’ una decisione che ha destato scalpore : giovedi’ scorso, la Procura della Repubblica dell’Irlanda del nord ha deciso di aprire, quasi 50 anni dopo i fatti, un procedimento per duplice omicidio contro un ex soldato britannico. Si tratta dell’ennesima prova del miserabile comportamento della politica e della giustizia britanniche riguardo alle sue pesantissime mancanze in Irlanda.

Gli omicidi contestai al soldato si sono verificati nel 1972 a Derry, Irlanda del nord, nel corso del « Bloody Sunday ». Oltre all’imputato, sono sospettate altre 18 persone. Di loro, 16 erano, a quell’epoca, soldati britannici. Ma contro di loro non sarà aperto nessun procedimento. Le prove non sarebbero sufficienti, secondo la Procura della Repubblica nord-irlandese. Le indagini relative agli eventi riguardanti il « Bloody Sunday » si trascinano da ben 47 anni e neppure il recente provvedimento si puo’ definire soddisfacente.

Per anni è stata ripetuta la menzogna secondo la quale i soldati si sarebbero difesi dai dimostranti. Solo nel 2010, 38 anni dopo, un rapporto ufficiale arriva alla conclusione che tutte le vittime – 14 morti e 13 feriti da arma da fuoco -  sono innocenti. Le loro famiglie criticano il provvedimento. A ragione. Non basta un procedimento simbolico contro un singolo soldato. I responsabili di allora devono essere chiamati a rispondere delle loro decisioni, che sono costate vite umane. E la giustizia britannica deve sentirsi in dovere di rivedere le sue azioni contrarie al diritto in Irlanda e rendere finalmente giustizia ai sopravvissuti, alle vittime e alla popolazione irlandese.

Giustiniano

18 marzo 2019

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