Secondo il rapporto sull’acqua, presentato a Ginevra martedi’ 19 marzo dall’UNESCO, 2,1 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile e 4,3 miliardi non dispongono di sanitari. Per i poveri, i profughi, gli abitanti delle campagne e delle bidonvilles, l’accesso all’acqua pulita è minimo, dichiara, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo,  l’Organizzazione dell’ONU per l’istruzione, la scienza e la cultura. Acqua sicura e sanitari sicuri sono diritti umani ma, per miliardi di persone, questi diritti non sono realizzati. 844 milioni di persone impiegano almeno mezz’ora al giorno per procurarsi l’acqua potabile. Perfino in Europa e in America del nord 57 milioni di persone non hanno l’acqua corrente e i sanitari sono preclusi a 36 milioni. Le comunità indigene canadesi sono fortemente svantaggiate: solo il 40% dispone di acqua potabile di cattiva qualità, con gravi conseguenze per la salute.

Metà delle persone che, nel mondo, vivono con un insufficiente accesso all’acqua potabile, sono in Africa. Solo il 24% degli abitanti del paesi a sud del Sahara hanno accesso all’acqua potabile e solo il 28% dispongono di sanitari collettivi. Ci sono differenze fra ricchi e poveri, fra città e campagna. Gli abitanti delle bidonvilles pagano,  per un’acqua potabile di cattiva qualità, da dieci a venti volte più dei quelli che abitano quartieri benestanti. Chi abita in città è avvantaggiato rispetto a chi vive in campagna. Nel mondo, oltre 2 miliardi di persone vivono in Stati soggetti ad un alto stress idrico. In questi Stati viene prelevato oltre un quarto delle risorse idriche rinnovabili. Stime recenti mostrano che lo stress idrico riguarda oltre 50 Stati : 31 Paesi, come il Messico e la Cina, prelevano fra il 25 e il 70% delle risorse idriche rinnovabili. 22 altri Paesi, fra cui l’Egitto e il Pakistan, oltre il 70% ! L’Italia, con un prelievo del 30%, è un Paese con uno stress idrico medio-alto…

Giustiniano

20 marzo 2019

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