La prima vittima della guerra mediatica contro il Venezuela è la verità. I media sono costretti sempre più spesso a rettificare notizie false diffuse in precedenza. Il 10 marzo il New York Times ha dovuto ammettere che la notizia di camion carichi di aiuti USA in fiamme appiccate da forze di sicurezza venezuelane era falsa. In realtà, ha ammesso il giornale, ad incendiare i camion dalla parte colombiana erano stati dei sostenitori di Juan Guaido’. Blogger alternativi e media critici come la TV sudamericana Telesur lo aveva già rivelato due settimane prima.

La bufala avrebbe dovuto orientare l’opinione pubblica mondiale in favore di un intervento. Ed in effetti media e politici occidentali avevano reagito nel senso voluto. Il consigliere USA per la sicurezza, John Bolton, farneticava di “banditi mascherati” che avrebbero incendiato i camion per ordine di Nicolas Maduro. I media europei riportavano la notizia senza controllarla. Qualche politico dichiarava che “non possiamo restare a guardare mentre Maduro incendia gli aiuti e continua ad affamare il suo popolo”.

Questo modo di procedere non è nuovo. Mentre, l’8 marzo, la stampa europea trovava ridicolo il sospetto che dei cyber-attacchi fossero responsabili del blackout in Venezuela, il giorno dopo la rivista economica americana Forbes pubblicava un articolo che ammetteva la possibilità di un attacco simile. La settimana scorsa la portavoce del ministero degli Esteri russo affermava in conferenza stampa che la rete elettrica venezuelana era stata sabotata dall’estero. Già quattro giorni prima, il governo cubano aveva condannato « il sabotaggio terroristico della  fornitura di elettricità in Venezuela ».

In Europa, come era già avvenuto nel 1990 per la prima Guerra del golfo, nel 1999 per la guerra della NATO contro la Serbia, nel 2003, quando il primo ministro britannico favoleggiava delle armi di distruzione di massa di Saddam o nel 2013, quando veniva fatta circolare la bufala di una rivoluzione sulla Piazza Maidan di Kiev, i media, soprattutto europei, sono i migliori ausiliari di golpisti e invasori.

E i media americani ? Sono diversi ? Perché il New York Times si è corretto? Cosa ha spinto la CNN a svelare, nell’agosto del 2018,  i retroscena dell’attentato con i droni a Maduro organizzato in Columbia? In effetti i media USA riferiscono, molto più spessi di quelli europei, retroscena che sembrano utili a mettere in dubbio la giustificazione morale per i piani di intervento americani. Non si tratta di etica professionale, ma di profitti che solo un minimo di credibilità puo’ garantire.

Giustiniano

21 marzo 2019

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