Fra l’8 e il 10 settembre 1943, militari e cittadini romani tentano di opporsi all’attacco delle truppe tedesche nelle zone del Ponte della Magliana, dell’EUR, del forte Ostiense, fra Porta San Paolo e la Passeggiata Archeologica. La sera del 10 il comando italiano accetta la richiesta  tedesca di cessare il fuoco e di trasformare Roma in una « città aperta », presidiata da pochi soldati italiani. Il giorno successivo, l’editto del feldmaresciallo Kesselring tradisce l’accordo. Ma gli stivali dei militari tedeschi fanno tremare i sanpietrini delle vie di Roma, non i romani. La Resistenza si organizza e dimostra che i nazisti non sono i padroni della città.

Il 23 marzo 1944  i gappisti Carlo Salinari (Spartaco), Franco Calamandrei (Cola), Giulio Cortini (Cesare), Laura Garrone-Cortini (Caterina), Duilio Grigioni, Marisa Musu (Rosa), Ernesto Borghesi, Mario Fiorentini (Giovanni), Lucia Ottobrini (Maria), Carla Capponi (Elena), Rosario Bentivegna (Paolo), Raoul Falcioni, Silvio Serra, Francesco Curreli, Fernando Vitagliano (Fernandino), Pasquale Balsamo e Guglielmo Blasi attaccano, in Via Rasella, a Roma, un reparto dell’undicesima compagnia del 3° battaglione del reggimento “SS Polizei Bozen”. Il battaglione dipende dal comando delle SS in Italia e, a Roma, da Herbert Kappler. I morti sono 33 e un centinaio i feriti.

La rappresaglia viene organizzata da Karl Hass, Erich Priebke e da altri dieci ufficiali tedeschi, che prelevano 335 ostaggi indicati in un elenco stilato con la collaborazione del questore di Roma, Pietro Caruso. Ai primi quattro ostaggi, presi a Regina Coeli fra i condannati a morte, vengono aggiunti altri 200 detenuti e decine di ebrei rastrellati nel ghetto, fra i quali un ragazzo di 15 anni. Tutti vengono trasportati alle Fosse Ardeatine e ciascuno di loro viene metodicamente assassinato con una pallottola alla testa (ogni soldato tedesco ucciderà più di dieci persone).

I governi democristiani italiani succedutisi dal 1947 in poi abbandonano presto il tentativo di punire i criminali nazisti – molti dei quali vivono nella Repubblica federale tedesca (Germania ovest), nuovo alleato dell’Italia nella NATO – preoccupati solo di riaccendere un dibattito sulla Resistenza di cui potrebbe, pensano, approfittare il partito comunista. Hass sarà utilizzato nei Servizi di informazione dell’U.S. Army e, condannato all’ergastolo nel 1998, lo sconterà agli arresti domiciliari nelle Alpi svizzere. Priebke, condannato nel 1996 a 15 anni (ridotti a 5), sconterà la condanna in un appartamento romano del suo avvocato, Jorge Oliveira, noto torturatore della dittatura argentina.

La Resistenza continua.

Giustiniano

23 marzo 2019

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