L’8 maggio è l’anniversario della resa delle forze armate tedesche agli Alleati. A Berlino, nei giorni scorsi, due dei quattro monumenti sovietici che ricordano la liberazione della città sono stati insudiciati. Il 5 maggio una donna ha notato che la statua « madrepatria » nel parco di Treptow era stata imbrattata con un liquido nerastro. Nella notte fra il 6 e il 7 maggio una pattuglia della polizia si è accorta che a Buch, una zona del quartiere di Pankow, ignoti avevano imbrattato di vernice il Mausoleo sovietico.

Che si tratti di Brandenburg-an-der-Havel, di Eisenhüttenstadt o della capitale austriaca, Vienna, nei mesi e negli anni scorsi i monumenti che ricordano i soldati dell’Armata rossa caduti nella guerra contro la Germania nazista tornano ad essere luoghi-simbolo per gli attacchi neonazisti.

Per l’Associazione berlinese dei perseguitati dal regime nazista – Lega degli antifascisti (VVN-BdA), i memoriali non si rivolgono solo ai morti, ma ai vivi. Questi attacchi, scrive l’organizzazione antifascista lunedi’ scorso, riescono ancora a colpire « al cuore » i sopravvissuti alla guerra di aggressione tedesca, i familiari dei caduti sovietici.

Difendersi da questi attacchi non puo’ essere delegato ai sopravvissuti. Opporsi « alla follia distruttiva e al rozzo tentativo di rivedere la storia » è possibile per ogni essere vivente. L’8 maggio è la giornata che festeggia la vittoria sul fascismo. Negli ultimi anni, i suoi epigoni non si limitano a seminare odio e a scendere in piazza in mobilitazioni razziste che richiamano l’ideologia nazional-socialista o a porre il problema del potere nei parlamenti. Non si tratta solo di simboli. I monumenti sono un presidio contro il fascismo vecchio e nuovo.

« Portate dei fiori », scrive la Lega.

Giustiniano

8 maggio 2019

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