Sono 800.000 le donne che combatterono nell’Armata Rossa, l’esercito che, raggiungendo per primo Berlino 74 anni fa, sopporto’ le maggiori perdite per conseguire la vittoria sul fascismo. Nell’Armata Rossa, le soldatesse sovietiche non svolsero soltanto compiti di approvvigionamento « tipicamente femminili », ma presero parte ai combattimenti.

Infermiere armate portavano via soldati feriti dal campo di battaglia mentre tiratrici scelte le coprivano. Inoltre molte partigiane combatterono nei paesi occupati dalla Germania. La propaganda nazista le designava come « soldatesse rabbiose », minacciate, in caso di cattura, di stupro, torture e morte.

L’opera della fotografa di guerra sovietica Olga Lander, che documenta la sua vita al fronte, è stata esposta all’inizio dell’anno a Berlino-Karlshorst, dove il feldmareciallo Keitel aveva firmato la resa per il comando della Wehrmacht. Con la sua disfatta, l’8 maggio 1945, terminava lo sterminio di ebrei europei, comunisti,  Sinti,  Rom e minoranze sessuali.

E’ possibile che la morte nucleare sia stata risparmiata a centinaia di migliaia di tedeschi « normali » solo perché la guerra non prosegui’ fino ad agosto. Appena tre mesi dopo la liberazione della Germania da parte degli eserciti alleati di URSS, USA, Gran Bretagna e Francia, bombe nucleari USA colpirono le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki…

Giustiniano

10 maggio 2019

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