« 1941-1945 : Possiamo ripeterlo ! » Da qualche anno, questo slogan circola in Russia come autoadesivo sulle auto o manifesto nella ricorrenza del 9 maggio, il giorno della vittoria. Anche quest’anno. Il messaggio non si riferisce tanto al passato quanto al presente : in caso di aggressione, siamo pronti e, ovviamente, vinceremo di nuovo. Nella Russia degli ultimi anni, il ricordo della II Guerra mondiale è fortemente cambiato. « Nessuno dimenticherà. Nulla sarà dimenticato » una frase diventata, nell’URSS, simbolo della sofferenza di un popolo che ha pagato la vittoria contro la Germania fascista con almeno 27 milioni di morti. Ma c’era anche un ammonimento all’umanità a non dimenticare i crimini del terrore nazista. Esigeva un confronto ed un’elaborazione critica del passato. La storia influenza il presente e la cultura politica di un paese. Il suo posto non è al museo.

In Russia, come in Italia, sono sempre meno coloro che hanno vissuto la guerra. Il lavoro della memoria propone una nuova sfida, perché per molti della generazione della guerra e del dopoguerra è scontato che in Europa non ce ne sarà un’altra. Ma, mentre nel vecchio continente c’è chi ripropone i russi come nemici, lo Stato russo reagisce riscrivendo la storia in chiave nazionalista. Sono istituite nuove festività come « Il giorno dell’unità del popolo », il 4 novembre, e il presidente Putin viene associato ai « padri fondatori » della Russia, come Iwan il Grande, Pietro il Grande o Lenin.

In questo contesto, anche la II Guerra mondiale assume un nuovo significato. La guerra ideologica di annientamento scatenata contro l’URSS dai nazisti ha oggi un ruolo secondario. Viene piuttosto reintepretata come guerra di liberazione della grande Russia, evocato il suo rango di grande potenza e magnificati la guerra e l’esercito. « Possiamo ripeterlo » ne è un esempio, ed è la generazione post-sovietica che sostiene questo punto di vista.

Giustiniano

13 maggio 2019

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