Difficile prevedere come finirà la crisi del governo legapentastellato. I contraenti sono d’accordo su una cosa sola : nessuno vuole staccare la spina perché non si sa con certezza chi potrebbe trarne vantaggio. Lega e 5 Stelle sono sempre più lontani. Gli uni sono ormai nel campo dell’estrema destra sovranista e del fondamentalismo religioso, mentre gli altri si ricordano improvvisamente che una parte della loro base ha, forse,  posizioni di « sinistra ». Il clima non è cambiato dopo le elezioni europee. I due Dioscuri dialogano, non proprio amichevolmente, solo attraverso Facebook o Twitter.

Conte minaccia le dimissioni. Le onde, per il momento,  si placano. Ma i problemi restano. L’UE annuncia una procedura per debito eccessivo. I legapentastellati hanno adesso, dopo i migranti,  un altro « nemico » : Bruxelles. L’UE chiede una riduzione del debito, una manna che,  nel solo 2018, ha reso ai suoi titolari, in Italia e all’estero, 65 miliardi di interessi. Ma come ridurre le spese alleggerendo ulteriormente il carico fiscale per le classi medie superiori e per le imprese e sospendendo il codice degli appalti con evidenti benefici per la criminalità organizzata, invece di applicare, almeno,  il criterio della progressività contributiva previsto dall’art. 53 della Costituzione ? Semplice. Basta continuare ad alleggerire le tasche di 16 milioni di pensionati e tagliare ancora i fondi del Servizio sanitario nazionale. E continuare a svendere il patrimonio pubblico.

Dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, dei precari, degli anziani, evidentemente, Salvini e Di Majo non si preoccupano. Meglio sgomberare immobili occupati (ma non quello in cui risiedono da 15 anni i camerati di CasaPound) e campi Rom, garantire l’impunità a chi spara ai ladri o presunti tali e ridurre il numero di migranti lasciandoli annegare o subappaltando ai libici la loro « custodia ». Le delocalizzazioni in Portogallo e nell’Europa orientale si moltiplicano. Centinaia di migliaia di posti di lavoro vanno in fumo. L’ILVA di Taranto, in crisi da anni, i cui proprietari sono responsabili di un immane disastro ambientale, che provoca nella popolazione residente un eccesso di mortalità per tumore del polmone, mesotelioma della pleura e malattie respiratorie, è ormai un simbolo. I 5 Stelle avevano concluso un accordo con il colosso dell’acciaio Arcelor-Mittal,  che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi. Da giovedi’ tutti sanno che il tentativo è fallito. La fabbrica chiuderà, gli operai perderanno il lavoro e i tarantini continueranno a morire.

La via dell’emigrazione è aperta. Sperando che i paesi dove si dirigono gli italiani in cerca di lavoro siano più accoglienti dello stivale salviniano.

Giustiniano

8 giugno 2019

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