Dopo le elezioni europee, in Germania e, in misura minore, in Francia,   il nuovo mainstream eco-liberale comincia a prendere forma. Emerge, guidato dai Verdi, un « blocco di centro » dove la politica riguardante il clima è tutto e i problemi economici e sociali niente. Per una parte dei Verdi e dei loro simpatizzanti (“Fridays for future”, fra gli altri), discutere di pensioni minime è “passatista” o riflette una “politica clientelare”.  La lotta per una più equa distribuzione della ricchezza si riduce ad una giustizia fra le generazioni che ignora problemi come la povertà o l’assistenza sanitaria a due velocità. Una politica fiscale fondata sulla progressività dell’imposta diventa un aspetto marginale, subordinato al bilancio virtuale dell’anidride carbonica. Nessuna riflessione su come la parte meno favorita della popolazione possa affrontare le spese per l’adeguamento energetico degli alloggi in affitto, il rincaro dei prodotti alimentari, il problema delle emissioni di CO2 relativo al consumo energetico privato e alla mobilità.

In Germania, il mainstream eco-liberale ha il vento in poppa. I partiti cristiano- e social-democratici del “vecchio centro”, spazzati via anche per il loro disinteresse per i problemi ambientali, cercano di invano di montare sul treno in corsa. Si accorgono inorriditi che i loro slogan, la loro sufficienza e il loro conservatorismo sono ormai solo oggetto di scherno. Sbalorditi, sono costretti a confrontarsi con nuove forme di comunicazione e di azione, come i video su You Tube o lo sciopero settimanale degli studenti medi. La sinistra cerca di guadagnare consensi coltivando temi postmoderni fra i ceti medi delle città, cioé la base sociale e ideologica dei verdi. Ma questi ceti, come è naturale,  preferiscono votare l’originale verde piuttosto che la copia « rossa ».

Quello che accomuna i partiti storici è la mancanza di alternative da proporre per far fronte all’avanzata dei Verdi. L’elettorato cristiano- e social-democratico migra verso i Verdi e i movimenti neofascisti. In questi ultimi, oltre al vecchio e nuovo razzismo, si esprimono anche tutti coloro per i quali il modo di agire dei « vecchi partiti » comporta un senso di abbandono e il loro distacco da modelli sociali, modi di pensare e abitudini di consumo tradizionali provoca insicurezza e rabbia.

Mentre in Germania, come in quasi tutti i paesi europei, un partito o un movimento di destra populista si è affermato come opposizione alla « grande coalizione » e al centro « eco-liberale », a sinistra c’è un vuoto, senza che nessuna personalità di rilievo riesca ad emergere. Gli « eco-liberali » non sono in grado di proporre un programma di una qualche coerenza sui problemi climatici, economici, sociali, europei e migratori. Naturalmente non ce l’hanno neppure i Verdi, che pero’ diffondono a piene mani ottimismo, gioia di vivere, principi morali ed entusiasmo.

Potrebbe profilarsi, a medio termine, una cancelliera verde. Quando e come è problematico. Se si guarda alla Francia, il quadro non è più rassicurante. Là domina, dopo il sostanziale fiasco di Emmanuel Macron, la disfatta della destra « perbene » ed il deludente risultato di Jean-Luc Mélenchon,  il Rassemblement National diretto da Marine Le Pen. Quest’ultimo non si limita a controllare alcune regioni, come l’altrettanto neofascista partito tedesco « Alternative für Deutschland », ma è il primo partito a livello nazionale.

Come in Italia…

Giustiniano

9 giugno 2019

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