Molti riders, che consegnano cibo, si ribellano contro le imprese per le quali lavorano. Recentemente hanno protestato davanti alla sede centrale di Glovo, a Barcellona. Uno di loro è stato investito da una macchina ed è morto. L’impresa ha dichiarato che il caso riguarda l’assicurazione. Privata. I sindacati fanno valere che gli incidenti in servizio devono essere considerati come incidenti sul lavoro. In Spagna, ma anche in altri paesi europei, Italia compresa,  sono in corso diversi processi, nei quali dei riders rivendicano i loro diritti nei confronti di aziende transnazionali.

Il 31 maggio è iniziato a Madrid il processo forse più importante, che deve decidere se i collaboratori del servizio di consegne online Deliveroo sono solo apparentemente autonomi. 532 riders di Madrid denunciano la ditta, insieme alla Tesoreria General de la Seguridad Social. L’impresa, britannica, attiva in una dozzina di paesi, è presente in 12 città spagnole dal 2015. I riders sono 1.500. Gli ispettori del lavoro spagnoli sono convinti che Deliveroo abbia l’esclusiva sui mezzi di produzione – un’app online grazie alla quale viene organizzato il lavoro – e debba dunque essere considerata come il committente.

Nel 2017 ci sono state in Spagna delle proteste di riders contro le condizioni di lavoro presso Deliveroo. Nel giugno 2018 un tribunale di Valencia ha condannato la ditta, in un caso di licenziamento, al pagamento di un’indennità. Questa sentenza significa che  i riders non lavorano presso Deliveroo come autonomi, ma sono dei dipendenti. Infatti non possono negoziare le condizioni di lavoro né determinare il prezzo delle loro prestazioni. Un tribunale di Barcellona ha deciso, inoltre, che Deliveroo deve assumere i propri riders e versare 1,3 milioni di euro di contributi arretrati. A Barcellona si celebrano attualmente altri processi contro Deliveroo. In uno si tratta di riders licenziati per aver partecipato a uno sciopero.

La ditta Deliveroo ha dichiarato alla pagina web Xataka di lavorare con “riders autonomi”. I riders possono decidere, come liberi professionisti, “quando, dove e quanto lavorare”. Non potrebbero più deciderlo “se fossero dei dipendenti”. Deliveroo propone invece una riforma legislativa che “renda possibile” a tutte le imprese che offrono prestazioni simili online di “offrire ai riders maggiore sicurezza senza effetto sulla flessibilità”. Deliveroo è dell’opinione che la maggior parte dei riders sono contenti di poter decidere autonomamente come lavorare. Statistiche non ne esistono, ma molti riders dichiarano effettivamente di voler volentieri lavorare autonomamente. Attualmente la ditta offre ai suoi riders un’assicurazione gratuita.

Il processo di Madrid potrebbe fare giurisprudenza in altri casi, dichiara Rubén Ranz, coordinatore per le piattaforme digitali del sindacato socialdemocratico UGT, al giornale online El Confidencial. Se il tribunale di Madrid non condannerà la ditta, il sindacato si rivolgerà alla Corte suprema. In caso di sconfitta Deliveroo potrebbe impugnare la decisione. Ma, in ultima analisi, questo caso avrà un’influenza, anche se indiretta, su altre aziende per la consegna online. L’UGT valuta l’ammontare dei contributi non pagati nel settore a 93 milioni di euro.

Altre sentenze, invece, danno ragione alle aziende. La battaglia è appena iniziata

Giustiniano

12 giugno 2019

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