Alle porte di Ivrea, nella notte fra il 6 e il 7 ultimo scorso, durante un furto in una tabaccheria, uno dei tre ladri, un giovane di 24 anni,  viene ucciso dal tabaccaio. L’uomo sostiene di aver sparato per difendersi, nel corso di una colluttazione. La moglie conferma. Il ministro dell’Interno dichiara : “Ribadisco che sono e sarò sempre a fianco dell’aggredito e mai dell’aggressore, in torto c’è l’aggressore e non l’aggredito, lascio fare ai giudici il loro lavoro”. Secondo il medico legale, invece, il proiettile che ha trapassato il cuore del giovane rapinatore è stato sparato dall’alto, probabilmente dal balcone della casa del tabaccaio.

La riforma  approvata dal governo legapentastellato specifica che non può essere colpevole di eccesso di legittima difesa colui che si è difeso da un’aggressione nella sua abitazione e restringe l’ambito della punibilità aggiungendo, tra le giustificazioni per chi commette il fatto, lo stato di grave turbamento psicologico derivante dalla situazione di pericolo. Rimane – almeno per ora – la proporzionalità fra il danno subito e quello procurato. Sparare a un ladro in fuga resta un delitto. I tabaccai della zona, con il supporto di alcuni sindaci organizzano una fiaccolata di solidarietà con… l’omicida. I partecipanti sono mille. La civilissima Ivrea di Olivetti assomiglia ormai ad una città dell’Alabama.

Eppure Cesare Beccaria (1738-1794), giurista, criminalista, filosofo, economista e uomo di lettere, fondatore del diritto penale moderno, che giudica barbara la pena di morte, ci aiuta a capire, da quasi tre secoli, la differenza fra vendetta e giustizia. Lo storico, giornalista, filosofo, sociologo, economista, saggista, teorico della rivoluzione, socialista e comunista Karl Marx specifica, un secolo dopo, quale sia la priorità fra la vita e il patrimonio. Oggi il primo posto spetta a quest’ultimo. La proprietà vince sulla vita, la barbarie sulla civiltà.

Noi siamo per le fiaccolate contro la licenza di uccidere…

Giustiniano

14 giugno 2019

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