E’ appena credibile che gigantesche navi da crociera possano transitare davanti alle abitazioni di una grande città. Eppure a Venezia accade ogni giorno. Il 2 giugno scorso MSC Opera, una nave lunga 275 metri, ha urtato un pontile e un battello con 130 turisti ferendone quattro. Il capitano è indagato perché sospettato di negligenza e non osservanza delle norme di sicurezza. L’incidente ha rilanciato il dibattito, in corso da decenni, sulla necessità di bandire questi colossi da Venezia. “Via le grandi navi da Venezia” è uno degli slogan visibili in città. Organizza la protesta il « Comitato No Grandi Navi ». In una dichiarazione si sottolinea come « una nave da crociera appesti l’aria quanto 14.000 auto ».

A Venezia, uno dei più grandi porti europei per le navi da crociera, nel 2018 hanno accostato oltre 600 di questi colossi, portando in città più di 1,56 milioni di turisti. Secondo Italia Nostra, i turisti che visitano Venezia sono 30 milioni ogni anno. Il risultato è che sul Canal Grande, la principale via d’acqua fra la stazione e Piazza San Marco, circolano giornalmente più di 3.000 battelli, 4.000 nelle ore di punta. Gran parte delle navi partecipano a un giro della città organizzato specialmente per loro pagando fino a 250 euro. Le sole tasse per l’attracco e la permanenza fruttano miliardi di euro all’anno.

La dipendenza dal turismo è una manna per commercianti e amministrazione della città e una maledizione per i veneziani, che devono sopportare conseguenze catastrofiche. Ottenere un divieto di attracco è quasi impossibile. Secondo l’agenzia ANSA, il sindaco Luigi Brugnaro non ha intenzione di bandire le grandi navi. Non le vuole più far accostare nel canale, bensi’ a Marghera. Non sarà certo lui, eletto nel 2015 da un cartello costituito da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, espressione di influenti imprenditori,  ad adottare misure di una qualche serietà.

Per secoli Venezia, considerata un tempo la più bella città del mondo, è stata la regina dei mari, la Serenissima, dove le leggi relative alla pulizia erano le più severe. Tutto è cambiato quando, con il capitalismo, è cominciata un’industrializzazione priva di scrupoli. A Mestre, a soli 5 km da Venezia, sono sorte raffinerie di petrolio, industrie chimiche e centrali elettriche. La zona portuale è diventata uno dei più grandi nodi di traffico italiani. Sette linee ferroviarie, 13 strade e autostrade, canali di navigazione interna vi convergono. Perché le grandi petroliere possano attraccare direttamente a Venezia sono stati scavati 20 km di canali profondi 15 metri.

Per poter attingere alla nappa freatica si è perforato fino a 300 metri sotto il mare. Venezia, i cui palazzi poggiano su tre milioni di pali di quercia, sprofonda progressivamente in mare. Si aggiungono le variazioni stagionali. La marea che investe il Lido impiegava, 50 anni fa, due ore e mezza per raggiungere Marghera. Oggi bastano meno di 40 minuti. I gas di scappamento erodono le mura dei palazzi, le statue di marmo e le facciate. Da anni si stima che un terzo delle opere d’arte veneziane siano dnneggiate. Le acque luride distruggono l’equilibrio biologico della laguna. Gli esperti temono che Venezia, con i suoi 400 palazzi, 22 conventi e 86 chiese,  diventi un giorno inabitabile per i veneziani.

Giustiniano

15 giugno 2019

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