L’11 giugno 1980 Giuseppe Valarioti, 30 anni, responsabile della sezione del PCI della Piana di Gioia Tauro, appena eletto consigliere comunale a Rosarno, viene assassinato a colpi di lupara da chi intende ristabilire il predominio criminale su un territorio nel quale da tempo Valarioti e i suoi compagni denunciano il malaffare politico-mafioso. Al processo di Palmi, due anni dopo, i presunti responsabili delle locali famiglie ‘ndranghetiste sono assolti con formula piena.

Il 22 giugno dello stesso 1980 viene assassinato a Cetraro, a colpi di arma da fuoco, Giovanni Losardo, dirigente del PCI locale, assessore comunale ai Lavori pubblici, funzionario della Procura della Repubblica di Paola. Per l’efferato delitto viene accusato e rinviato a giudizio Franco Muto, boss della ‘ndrina Muto di Cetraro, in qualità di mandante, ma la vicenda giudiziaria si conclude con una sentenza definitiva di piena assoluzione. 39 anni dopo, la ‘ndrangheta esercita un potere immutato su Cetraro e sulla costa tirrenica cosentina, reso evidente dal fatto che la sala del Teatro comunale della città, dove si è tenuta la cerimonia della XVII edizione del Premio Losardo, è vuota.

« Mio padre apparteneva alla corrente marxista del partito » dice il figlio di Losardo, Raffaele « ha sempre lottato per i diritti dei lavoratori, dei braccianti di questa terra, per le libertà individuali e collettive sancite dalla Costituzione a cui lui si ispirava costantemente… ». « Mi stupisce » prosegue « che ancora si debba parlare della potenza del clan Muto… un clan cresciuto cosi’ tanto da avere una forza di rilievo nazionale e internazionale, come dimostrano le recenti inchieste « Lande desolate » e « ‘Ndrangheta stragista. »

« Ci siamo concentrati prevalentemente sulla forza militare dei clan, senza dare la giusta importanza al contesto sociale in cui le ‘ndrine sono diventate punto di riferimento e soggetto economico in questa terra », ha dichiarato il giornalista Massimo Clausi, che ha ricevuto il Premio Losardo insieme a Mirella Molinaro e Pablo Petrasso, a don Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto sud di Lamezia Terme, a don Ciotti, fondatore di « Libera », a Giap Parini, sociologo dell’Università della Calabria e ai magistrati Giuseppe Lombardo e Francesco Minisci.

Giustiniano

18 giugno 2019

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