Fra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sono in corso trattative per la formazione di un governo. Molti tirano il fiato perchè cosi’ è possible evitare un’altra affermazione della destra conseguente ad elezioni politiche anticipate e scongiurare, almeno per ora, un governo ancora più reazionario diretto da una troika Salvini Meloni Berlusconi. I mercati finanziari respirano. I titoli decennali del debito pubblico a dieci anni rendono un interesse inferiore all’1%. Anche a Berlino, Parigi e Bruxelles la nomenklatura politica è entusiasta. L’operazione “governo Ursula” – allusione alla presidente designata della Commissione Europea, Ursula von der Leyen – suggerita dall’ex presidente della Commissione ed ex presidente del Consiglio Romano Prodi (PD di discendenza democristiana) sembra riuscita.

La gioia dei politici europei è comprensibile. L’ostilità dei Cinque Stelle per il Partito Democratico è intaccata. Ideologicamente sono piuttosto simili. Si collocano, vagamente, in un’area centrista. La differenza più importante è che il Movimento 5S combatte, a parole,  le regole dettate da Bruxelles e Berlino, mentre i governi diretti dal PD si piegano alle loro pretese in parte per opportunismo e in parte perchè sostenitori convinti del neoliberismo.  E’ questa la ragione principale del crollo del PD alle ultime elezioni politiche. La stessa della vittoria schiacciante dei 5S. Adesso dovrebbero formare un governo di coalizione, presieduto, anzi ripresieduto da Giuseppe Conte, la cui disponibilità a seguire le istruzioni impartite dall’UE era già stata evidente nel governo fascioleghista dominato, formalmente, dal Movimento.

Gli ultimi governi del PD avevano deciso, conformemente a queste istruzioni dell’UE, di impedire che lo Stato contraesse nuovi debiti. Con la conseguenza, ad esempio, che l’anno prossimo scatterà automaticamente un aumento dell’IVA se il parlamento, nella consueta discussione autunnale sul bilancio, non delibererà ulteriori tagli della spesa pubblica.  Perchè il Paese possa uscire da questa morsa servirebbe un governo deciso a farsi valere. Ma né il vecchio né il nuovo governo hanno il profilo necessario. Come previsto, conformemente al programma austeritario dell’UE, l’aumento dell’IVA o il taglio della spesa incideranno sul potere d’acquisto dei più poveri e danneggeranno ulteriormente l’Italia nella generale recessione dell’Europa comunitaria.

Liberarsi dall’abbraccio mortale dell’UE e dell’euro è una necessità per l’Italia. Il saldo positivo della bilancia commerciale è cronicamente inferiore alla somma degli interessi sul debito e del nuovo deficit di bilancio mentre, da oltre vent’anni, l’economia è stagnante. Ma l’obiettivo di uscire dall’UE o, almeno, quello di abbandonare l’euro, non viene neppure politicamente formulato. Da nessun partito rappresentato in parlamento. Sulla questione la borghesia è divisa. Le classi subalterne sono disorganizzate e smarrite. Il governo gialloverde non è andato oltre qualche sterile protesta. Finite perfino queste punture di spillo, Ursula puo’ festeggiare…

Giustiniano

2 settembre 2019

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