« No pay we stay » (Finché non ci pagano, restiamo), scandiscono i minatori che bloccano da un mese, a Harlan County, un carico di carbone del valore di 10 milioni di dollari perché il loro lavoro non è stato pagato. E’ l’ultimo episodio di una lunga storia di lotte in questa regione mineraria degli USA. La protesta è sostenuta da tutta la popolazione. Alla fine di luglio, ai minatori dell’impresa mineraria Blackjewel è stata comunicata l’insolvenza del padrone e il loro licenziamento. L’impresa possedeva quattro miniere in quattro diversi Stati federali e occupava nella regione dei Monti Appalachi oltre mille persone che non hanno riscosso il salario dell’ultima settimana e hanno scoperto che l’assegno in pagamento delle due settimane precedenti era a vuoto.

Per questo, da 30 giorni i lavoratori occupano, 24 ore su 24, la Cloverlick Mine. Un piccolo accampamento di protesta è sorto fra i binari e la miniera, nel sud est dello Stato del Kentucky. I lavoratori intendono ottenere i loro soldi. « Loro se ne fregano, l’unica cosa che gli interessa è il profitto », dice Josh, che lavora da 18 anni nelle miniere della regione. Dal 1° luglio è disoccupato. « Prima del blocco nessuno si interessava a noi ma, da quando blocchiamo il treno, abbiamo attirato l’attenzione », racconta. E’ di quelli che, tre anni fa, hanno votato Trump. Semplicemente perché il carbone è tutto quello che hanno.

Nel passato di Harlan County ci sono già miniere che chiudono, licenziamenti, infortuni e malattie professionali. Adesso, nella regione, ma anche nella vicina West Virginia e nel Wyoming, oltre 1100 minatori si trovano con i conti scoperti e le fatture da pagare. E’ il crollo di un’industria sempre meno competitiva in tempi di gas-fracking e di energie rinnovabili. Negli USA, negli ultimi 20 anni, una dozzina di imprese minerarie sono fallite e un terzo dei minatori ha perso il lavoro. Solo quest’anno sono già quattro. Malgrado un piccolo miglioramento grazie al sostegno politico di Trump, che strumentalizza senza ritegno la situazione, il carbone ha i giorni contati.

E’ grave soprattutto per Harlan County e l’est del Kentucky, perché nella regione, a parte il lavoro in miniera, non ci sono alternative. Piuttosto, molta miseria. Dieci dei 25 distretti più poveri degli USA sono in Kentucky. Il reddito medio nel resto del paese è il doppio. “Qui non ci sono fabbriche. A parte il carbone, gli unici impieghi sono da Walmart o nelle catene fast food » lamenta Josh. Secondo gli avvocati che difendono gli operai, l’impresa deve ad ogni dipendente 4.202 dollari, in media, per salari o contributi non pagati. Poco dopo i licenziamenti, Blackjewel ha cominciato a portar via di nascosto il carbone estratto dai minatori degli ultimi turni. All’inizio erano solo cinque minatori a bloccare i binari. Ma nelle scorse quattro settimane è sorta un’intera infrastruttura di protesta. Tutta la regione li sostiene.

Il ministero dei Trasporti ha finalmente vietato la rimozione del carbone rimasto nella miniera, che vale oltre dieci milioni di dollari. Il distretto mette a disposizione toilettes, un’impresa di pompe funebri tende, la casa di riposo offre Red Bull e limonate. La proprietaria di un ristorante cinese ha fatto una colletta. Politici locali annunciano il loro sostegno. Un gruppo di camionisti hanno bloccato la provinciale vicino all’accampamento per 10 minuti. Ma i sostenitori più resistenti sono anarchici, alcuni transgender. Sono esperti nell’organizzazione di accampamenti contro il cambiamento climatico. Nel frattempo si svolge una trattativa a livello legale relativa alle 20.000 tonnellate di carbone. Blackjewel vuole una sentenza che la autorizzi ad utilizzare il carico per pagare i creditori, compresi – afferma – i salari. Nel frattempo si è fatto avanti un compratore per « gran parte » delle miniere di Blackjewel. E’ l’impresa Kopper Glo Mining. Vuole pagare un milione agli ex minatori di Blackjewel. Sarebbe meno della metà dei salari arretrati. Per ora i minatori non hanno visto un soldo e per questo continuano a bloccare, con le loro famiglie.

Ogni tanto arriva una band che suona vecchie canzoni che ricordano ai minatori i tempi passati e i loro padri, che raccontavano di dinamite e colpi di pistola. Negli anni 30 e 70 il distretto era una roccaforte sindacale, teatro di scontri militanti e sparatorie fra minatori armati e milizie private. Nel 1931, Florence Reece, moglie di un militante dell’United Mine Workers of America,  componeva l’inno del sindacato « Which side are you ? » (Da che parte stai?). A Harlan County non ci sono vie di mezzo: si puo’ essere solo uomini e militanti o picchiatori al soldo dei padroni. Ci si deve decidere e « impegnarsi nel sindacato finché la battaglia non è vinta » dice la canzone. Lo sciopero dei minatori della Brookside Mine nel 1973 è ormai nei libri di storia. Ma sono solo ricordi. Dal 2015 nelle miniere del Kentucky non c’è nessun sindacato. Negli anni 30 la United Mine Workers of America contava 500.000 iscritti. Oggi ne restano 71.000. Ma, dopo decenni di leggi antisindacali, i sindacati non possono trattare le condizioni di lavoro. Anche nella miniera di Blackjewel, prima del fallimento, non esisteva un sindacato. Adesso sono arrivati dei predicatori. Pregano con i minatori che bloccano il treno. Gli anarchici hanno lasciato l’accampamento all’inizio della settimana perché i minatori tollerano la presenza di un camionista razzista e simpatizzante nazista.

Josh non sa niente di sindacati. Alcuni minatori si sono trasferiti in altri Stati, alla ricerca di lavoretti. Anche Josh potrebbe essere costretto a farlo. « Abbiamo bisogno di lavoro » dice. “Alla fine della giornata l’importante è guadagnare qualcosa per sopravvivere, per mettere qualcosa sulla tavola.” Il lavoro in miniera è pericoloso. Lui è pronto a farne anche un altro, se si deve finire di estrarre il carbone per proteggere il clima. Di un « Green New Deal » non ha ancora saputo nulla. Non sa « quasi nulla » di militanti per la protezione dal cambiamento climatico. Lui « ama » l’ambiente. Ma vuole vedere i politici alla prova dei fatti, la creazione di nuovi impieghi.

« Portateci nuovo lovoro. Qua, senza carbone, non c’è niente »…

Giustiniano

3 settembre 2019

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