Dopo aver imperversato tre giorni sulle Bahamas, « Dorian » prosegue verso gli USA. Martedi’, in una conferenza stampa, il primo ministro Hubert Minnis l’ha definita “la più grande catastrofe nella storia del nostro paese”. I morti, per ora, sono sette, ma il numero è destinato ad aumentare. Secondo le stime della Croce rossa internazionale, 13.000 case sono danneggiate o distrutte. Secondo l’ONU, almeno 61.000 persone dipendono dagli aiuti alimentari.

Tuttavia gli effetti dell’uragano non sono stati uguali per tutti gli strati della popolazione dello Stato caraibico, considerato il “paradiso dei turisti”. Mentre gli occupanti dei resort di lusso e dei complessi alberghieri sono stati evacuati prima dell’arrivo della tempesta, gran parte delle 76.000 persone che abitano le isole colpite da « Dorian » sono rimaste senza protezione.

« The Mud », quartiere povero della cittadina di Ort Marsh Harbour, nell’isola di Great Abaco – dove vivono immigrati haitiani, molti senza documenti, che rappresentano il 15% della popolazione dell’isola e sono essenziali per il settore turistico – è stato distrutto. Qui si puo’ vedere « in piccolo » come il cambiamento climatico colpisca in misura ineguale la popolazione del mondo.

Mentre il presidente USA Donald Trump trascorre il fine settimana giocando a golf nei suoi courts in Virginia, alcuni Stati latino-americani esprimono la loro solidarietà. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez garantisce « il sostegno del popolo di Cuba ». Il presidente venezuelano Nicolas Maduro « mette tutti i suoi mezzi a disposizione del popolo delle Bahamas ». L’uragano è già arrivato sulla costa orientale della  Florida. Proseguirà, con minore violenza, verso la Georgia, il Sud e il Nord-Carolina.

Giustiniano

5 settembre 2019

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