Nel 1994, l’Oscar per il migliore cortometraggio viene assegnato a “Schwarzfahrer” (in tedesco, viaggiatore senza biglietto). La storia è semplice. In autobus, un viaggiatore, scuro di pelle, viene insultato dalla persona seduta accanto, una donna di una certà età. Gli altri non intervengono. Le ingiurie diventano sempre più pesanti. La tensione è al massimo, quando un controllore sale e domanda ai viaggiatori il biglietto. La donna si interrompe per cercare tranquillamente il suo nella borsetta, ma il suo vicino glielo leva di mano e lo ingoia. La donna spiega al controllore che « il negro le ha mangiato il biglietto », mentre la persona in questione esibisce, con calma, il suo. Allora il controllore chiede alla signora di scendere, facendole notare che non ha mai sentito una scusa cosi’ idiota…

Sebbene risalga agli anni 90 e sembri uno scherzo, il film esplora  tematiche terribilmente contemporanee e si interroga sulle responsabilità dei presenti : chi è colpevole ? Una vecchia signora con idee oscene e superate o i viaggiatori insensibili alla scena di cui sono testimoni ? Per molti, viaggiare senza biglietto è un attacco alla società tutta intera, allo Stato, al popolo. Ma perché ? Perché è la legge. Una legge apprezzata. Che ha un senso. Se qualcosa è vietata, allora è sbagliata. Altrimenti, nulla sarebbe vietato. Logico ! Se nulla fosse più vietato, tutto sarebbe permesso. Tutti potrebbero viaggiare da A a B. Insopportabile ! E’ cosi’ bello pagare per il trasporto pubblico, perché cosi’ prescrive la legge ! Il problema è che, talvolta, è la legge ad essere sbagliata.

C’è già la tassazione ordinaria per finanziare il trasporto pubblico. E c’è gente che non ha soldi o non è disposta a spenderne per un biglietto. I problemi che questa gente deve affrontare dipendono dalla mancanza di solidarietà fra le persone. Questo si’ che è sbagliato. Queste persone sono colpevoli. E meritano una multa. Tanto più salata se sono razziste…

Giustiniano

22 settembre 2019

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