Oggi Bruce Springsteen compie 70 anni. Obama diceva “io sono il presidente, lui è il boss”. Uno scherzo simbolico dell’establishment, che ha sistematicamente distrutto negli ultimi 100 anni tutte le forze di qualche importanza del movimento operaio USA, ma festeggia Springsteen come uno degli ultimi eroi della classe operaia sul piano estetico, nella musica pop, ma non in politica.

Non sono i lavoratori a seguirlo, ma gli e le acquirenti di dischi. Amano Springsteen per il suo ethos operaio : quello di dare concerti che durano da tre a cinque ore, al limite della prestazione fisica. Il giornalista Jon Landau, che scrive nel 1974 la famosa frase “Ho visto il futuro del rock’n roll  e si chiama Bruce Springsteen” diventa, ovviamente, il suo manager. Fino ad oggi, Springsteen ha venduto 130 milioni di dischi e ottenuto 20 Grammys.

Il nonno materno di Bruce è di Vico Equense. Suo padre, di origine irlandese, è un conducente d’autobus cattolico del New Jersey. Bruce scambia con lui meno di 1000 parole in tutta la sua vita. Presta la sua voce forte agli esistenzialisti del proletariato. « Non ho mai visto una fabbrica dall’interno, eppure ho scritto solo di quella » dichiara. E, nel mainstream musicale, suona contro il mainstream politico che, negli USA, è generalmente reazionario. E’ sempre presente ai concerti contro l’energia atomica, contro l’apartheid in Sudafrica e contro Trump.

Springsteen è un realista patetico. Per lo scrittore tedesco Frank Schäfer, da lui non ci si deve aspettare un’analisi,  ma piuttosto una descrizione commossa della situazione, del malessere sociale dell’America, dove « the banker man grows fat, working man grows thin” (i banchieri ingrassano e gli operai dimagriscono), come canta in “Jack of all trades”. Oppure nei versi di “The Ghost of Tom Joad”, ispirati da “Furore” di John Steinbeck: »Hot soup on a campfire under the bridge / Shelter line stretching ‘round the corner / Welcome to the new world order / Families sleeping in the cars in the southwest / No home, no job, no peace, no rest« (una minestra calda sul fuoco sotto un ponte/la fila alla mensa popolare va oltre l’angolo della strada/benvenuti nel nuovo ordine mondiale/famiglie che dormono in macchina nel sudovest/senza tetto, senza lavoro, senza pace, senza riposo…)

Auguri, Bruce!

Giustiniano

23 settembre 2019

 

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