Il 3 ottobre 2013 un’imbarcazione che trasporta fra 500 e 550 migranti africani naufraga a meno di due km dal porto dell’isola di Lampedusa, dove gli alberghi sono pieni di turisti, italiani e stranieri, che approfittano degli ultimi giorni di sole. Le vittime sono 368. Sono partiti il 1° ottobre dal porto libico di Misurata. I sopravvissuti riferiscono che gli scafisti hanno acceso uno straccio per richiamare l’attenzione dei soccorritori, provocando un incendio. E’ il panico. La barca si rovescia. La nafta si mescola all’acqua rendendo difficile il salvataggio di quelli che sono caduti in acqua. Eskindr, 18 anni, eritreo come 360 delle 368 vittime, racconta di essersi salvato aggrappandosi ai corpi senza vita dei compagni di viaggio che galleggiano accanto a lui. E’ possibile salvare solo 155 persone. 41 sono minori. Il 13 febbraio 2015 Mohamud Elmi Muhidin, 34 anni, indicato dai testimoni della tragedia come responsabile della strage, è condannato dalla Corte d’Assise di Agrigento a 30 anni per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale. Il 15 aprile 2016 la Corte di Appello di Palermo conferma la sentenza.

In seguito alla tragedia, il governo presieduto da Enrico Letta decide l’operazione Mare nostrum. In dodici mesi di attività, Marina e Aeronautica militare salvano più di 160.000 uomini, donne e bambini. Il presidente della Commissione UE dichiara che « l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa ». Parole che non costano nulla. Il 1° novembre 2014 all’operazione Mare nostrum subentra l’operazione Triton di Frontex, il cui obiettivo non è quello di salvare i migranti, ma di sorvegliare le frontiere. E costa meno ! Da allora almeno 15.000 persone perdono la vita tentando la traversata del Mediterraneo. Sono più di 1000 dall’inizio dell’anno. Nel 2018 nessun esponente del governo italiano partecipa, a Lampedusa,  alla Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione istituita con la legge N°45 del 2016 «al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria». Quest’anno è presente il ministro dell’Istruzione, Fioramonti, e 200 studenti provenienti da più di 60 scuole di 20 paesi europei che sono coinvolti in workshop su temi come la tratta di esseri umani, i minori stranieri non accompagnati, i rifugiati, e che possono conoscere i sopravvissuti alla tragedia del 2013.

Per il capo del primo partito d’Italia (l’ultimo sondaggio gli attribuisce il 31,4% dei consensi ) « Mare Nostrum è una vergogna e i migranti sono la causa principale della disoccupazione, del malessere e della tristezza dell’epoca nella quale viviamo »…

Giustiniano

3 ottobre 2019

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