Sulla destra di Cabot Boulevard, a Langhorne, Pennsylvania, sono ben visibili tre tende con il tetto blu. Sui cartelli bianchi e rossi si legge « Sciopero dell’UAW » e « Sosteniamo i lavoratori in lotta contro GM » . Subito dietro c’è il Centro di distribuzione della General Motors, da dove partono i ricambi per i rivenditori di tutto il nordest degli USA. Si sciopera dal 16 settembre. E’ lo sciopero più lungo negli ultimi 20 anni.  Il contratto è scaduto senza che sindacato e direzione abbiano raggiunto un accordo. 40 anni fa, a Langhorne lavoravano in 700. Oggi sono 100. Scioperano in 73, cioé tutti, esclusi i capiturno. In turni di sei ore. Giorno e notte. Ci sono altri 21 Centri di distribuzione. I lavoratori in sciopero sono 48.000, in 33 stabilimenti dell’Ohio, del Michigan e dell’Indiana. I picchetti non hanno soltanto valore simbolico. Si conoscono compagni di lavoro mai incontrati, si parla del salario che non basta, della paura di perdere l’assistenza sanitaria aziendale e perfino il posto.

La crisi immobiliare e finanziaria del 2007 colpisce anche GM. Solo l’intervento statale (51 miliardi di dollari) evita il fallimento. Il sindacato sottoscrive una politica di sacrifici e accetta che i nuovi assunti siano pagati la metà dei vecchi e usufruiscano di prestazioni sociali inferiori. Si aggiungono lavoratori a tempo determinato, che guadagnano ancora meno. Una situazione insopportabile per chi vede che il vicino, che trasporta la stessa cassa, è pagato il doppio. Chi ci guadagna è GM che, negli ultimi tre anni, realizza profitti pari a 35 miliardi di dollari. Per i lavoratori, l’aumento dei salari e il miglioramento delle condizioni di lavoro sono urgenti. Le paghe sono ferme da 12 anni. Non si tratta solo di GM, ma degli USA. Le grandi imprese fanno profitti e non lasciano neppure le briciole ai lavoratori. Alla testa della GM c’è Mary Barra, che ha uno stipendio annuo di 21,9 milioni di dollari, uguale a 218 volte il salario medio. Per chi lavora alla GM, con 650 dollari alla settimana è quasi impossibile pagare il mutuo della casa mobile e l’affitto del terreno, tirar su i figli etc. E, senza l’assistenza sanitaria aziendale, sarebbe a rischio l’esistenza stessa di intere famiglie.

Già dopo due settimane di sciopero bisogna stringere la cinghia. United Auto Workers versa ad ogni scioperante 250 dollari alla settimana dalla Cassa di Resistenza Operaia, fra metà e 1/3 del salario normale. Molti sono indietro con il pagamento delle fatture e dei mutui. Ma la solidarietà è grande. Ogni giorno delegazioni di altri sindacati portano ai picchetti da bere e da mangiare. Anche soldi. Un albergo vicino mette a disposizione, 24 ore su 24, docce e gabinetti. Non ci sono crumiri. I capiturno arrivano ogni mattina alle quattro, ignorati dai picchetti. E si rendono conto di non essere in grado di fare il lavoro. Un furgone dell’UPS passa davanti alle tende, rallenta e si ferma. L’autista sorride. « Auguri, ragazzi », dice. E riprende la marcia. Nella direzione opposta…

Giustiniano

8 ottobre 2019

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