Forse è buon segno. Siamo ormai al tardo-capitalismo. La concorrenza è grande e il mercato saturo. Chi vuole avere successo deve pubblicizzare il suo prodotto in modo da farlo emergere dalla massa. Grigia. Immensa. Per farlo, avviene che i limiti del sopportabile siano superati. Sulla pubblicità della piattaforma tedesca “Gleichklang” (Sintonia), è scritto che “In un mondo dove i profughi muoiono in un mare morente non si dovrebbe essere soli”. Non si dovrebbe essere soli a far cosa ? Soli a lottare contro la fortezza Europa? Soli a nascondere gente in casa per evitare che venga espulsa ? Soli a noleggiare una barca per salvare naufraghi in mare ? Con « Gleichklang » tutto questo sarebbe difficile : non si tratta di un gruppo politico ma di un sito di incontri.

« Gleichklang » non è il solo sito a commercializzare la sofferenza. Anche la Start-up « Social Bee » (sede a Monaco di Baviera) sfrutta la paura nel Mediterraneo a scopi pubblicitari. E’ un’agenzia di lavoro interinale che colloca profughi dall’Eritrea, dall’Afghanistan o dalla Siria. Al centro della sua campagna pubblicitaria le loro straordinarie soft skills (competenze trasversali), acquisite, secondo Social Bee, nel corso della fuga. Sulla pagina della Start-up ci sono frasi del tipo «  adatto al lavoro di gruppo, sono sopravvissuto su un gommone con 85 persone » oppure « sono determinato, durante la fuga ho camminato per tre mesi ». « Social Bee » sintetizza : « Soft Skills come the hard way » (le competenze trasversali si acquisiscono sulla propria pelle).

A parte che i profughi non sono qui per rendere la nostra società ancora più ricca con i loro soft skills, è raccapricciante che dalle loro sofferenze, di cui l’UE è corresponsabile,  vengano ricavate competenze che sono trasformate in soldoni. Trasformare povertà e sofferenza in qualcosa di positivo significa anche rendere invisibile e individuale l’ingiustizia sociale. Allora si’ che siamo soli ed ogni cambiamento diventa impossibile. Che si possa fare pubblicità con la morte nel Mediterraneo mostra anche come il dibattito sui meccanismi di distribuzione delle risorse sia ormai disumanizzato.

Non è buon segno…

Giustiniano

14 ottobre 2019

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