USA e Turchia annunciano una « tregua » di cinque giorni, nel corso della quale le forze curde dovrebbero, secondo loro, ritirarsi da una striscia lungo la frontiera turco-siriana lunga 450 km e profonda 30. Gli USA levano le « sanzioni », peraltro decisamente blande. Ma il « cessate il fuoco » dura meno di 24 ore. I turchi proseguono la loro offensiva e bombardano il nord della Siria oggi, venerdi’ 18 ottobre, continuando ad uccidere civili. L’ « armistizio » non è altro che una capitolazione dei curdi, concordata fra Trump e Erdogan. Ma i curdi non ci stanno.

La Turchia raggiungerebbe i suoi scopi senza troppa fatica. Nel territorio occupato centinaia di migliaia di persone sarebbero vittime di pulizia etnica e relativi massacri. I bombardamenti turchi di civili e ospedali e le atrocità commesse dalle milizie islamiste nei giorni scorsi sono soli l’inizio. La « tregua » non porta alla pace. E’ solo propaganda di Trump ed Erdogan, una mossa tattica per presentare i curdi come aggressori che, dato che non si ritirano, sono responsabili delle bombe che piovono loro addosso.

Nel frattempo le notize diffuse da Trump hanno perso qualunque interesse. L’esercito turco continua il suo tentativo di invasione. Guarda caso, l’ »armistizio » finisce esattamente nello stesso giorno in cui Erdogan incontra Putin a Soči. Ed è la Russia a dirigere la politica nella regione. Mentre le grandi e piccole potenze si preparano al prossimo round, la popolazione curda resiste, pagando un pesante tributo.

Giustiniano

18 ottobre 2019

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