Il 19 ottobre 1960 l’amministrazione USA impone l’embargo alle esportazioni verso Cuba, con l’eccezione di alimentari e medicinali. E’ l’inizio di una storia che dura ormai da 60 lunghi anni, in un’isola sulla quale gli americani possiedono, prima della rivoluzione,  il 50% della terra coltivabile, il 90% delle miniere, il 100% delle raffinerie e una base navale nella baia di Guantanamo. Il governo cubano nazionalizza  le grandi proprietà terriere, le miniere e le raffinerie. Gli USA rifiutano di restituire la base di Guantanamo, che comprende oggi un lager per i « combattenti illegali » catturati dagli USA nel mondo,  e rompono le relazioni diplomatiche con Cuba.

L’anno dopo la CIA conclude un accordo con Cosa Nostra per assassinare Fidel, Raùl Castro e Che Guevara, promettendo in cambio, dopo la restaurazione di un governo pro-americano, di consentire alla mafia il recupero del monopolio del gioco d’azzardo, della prostituzione e del commercio della droga. Il 17 aprile 1961 l’amministrazione Kennedy fa sbarcare nella Baia dei Porci, a Cuba,  1.400 fuorusciti cubani reclutati, addestrati ed armati dalla CIA, per rovesciare il governo. L’impresa fallisce, come i ripetuti tentativi di assassinare i dirigenti cubani.

Dal 1996 la Legge Helms-Burton proibisce a privati o imprese di tutto il mondo di “trafficare” con beni americani nazionalizzati dal governo cubano fra il 1959 e il 1961. L’obiettivo dichiarato è quello di rovesciare il governo cubano e ristabilirne uno favorevole agli USA, che definiscono questa operazione, dal 1925,  “regime change”. Da allora, con una breve parentesi distensiva durante la presidenza di Barack Obama, l’embargo viene aggravato.

Dal 2014 l’amministrazione Trump annulla i timidi tentativi di Obama ed accelera l’applicazione dela politica  di « regime change » nei confronti di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Le rimesse dei cubani residenti negli USA (3 miliardi di dollari all’anno) a parenti e conoscenti sono dimezzate, e vietate se destinate a « parenti stretti» dei 700.000 membri del Partito comunista cubano. Sono vietate anche le crociere e i viaggi di istruzione nell’isola. Viene ostacolato  il trasporto di petrolio dal Venezuela. Ma la politica della « massima pressione » fallisce, in Nicaragua e Venezuela come a Cuba.

Sembra invece che, sotto la pressione delle forze democratiche americane, un « regime change » si profili proprio negli USA…

Giustiniano

19 ottobre 2019

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