Secondo il presidente socialdemocratico spagnolo, Pedro Sanchez, « la sentenza di oggi conferma la sconfitta di un movimento privo di sostegno all’interno e senza riconoscimento internazionale ». La sentenza di cui parla Sanchez è quella che condanna nove indipendentisti catalani a complessivi 100 anni di carcere. Lo sciopero generale di venerdi’, dichiarato da numerosi sindacati vicini al movimento, con 525.000 sciooperanti a Barcellona, 60.000 a Girona, che blocca la SEAT di Martorell,  porti,  autostrade ed aeroporti catalani, dice il contrario.

Nessuno è in grado di valutare la forza del movimento e il numero di catalani fermamente intenzionati a voltare le spalle al governo spagnolo. E’ la conseguenza della negazione del diritto dei catalani all’autodeterminazione, come quella concessa dal parlamento britannico agli scozzesi nel 2014. Il movimento indipendentista non chiede l’indipendenza ma il diritto di decidere in proposito.

Niente sembra poter cambiare la politica del muro contro muro prima delle elezioni legislative anticipate previste il 10 novembre che, secondo le previsioni, non apriranno la porta alla « coesistenza pacifica mediante il dialogo in Catalogna » che Sanchez dice di perseguire. Infatti l’unico governo che si profila è costituito da una coalizione PSOE-PP, simile a molti altri nell’Unione Europea. Un governo che, piuttosto che il dialogo, ha in programma la repressione.

Lo Stato spagnolo appare screditato. Gruppi fascisti tentano di provocare. A Barcellona, un comizio di organizzazioni dell’ultradestra per la “Unità della Spagna” degenera in una caccia alle streghe di controdimostranti da parte di neonazisti. La polizia non interviene…

Giustiniano

19 ottobre 2019

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