A Halle (Sassonia), mercoledi’ 11 ottobre Stephan B. filma l’attentato da lui organizzato come un videogioco. I media diffondono le immagini dell’invasione in corso nella Siria settentrionale ad opera di truppe turche. Sono avvenimenti recenti che ripropongono la questione ricorrente del rapporto delle immagini con la violenza e viceversa. Si presume che cio’ che è impresso su una pellicola abbia valore di verità.

Quando, nel 1893/94, la giornalista e militante afroamericana Ida B. Wells si reca in Gran Bretagna per tenere un ciclo di conferenze contro il linciaggio, porta con sé delle foto che, scattate da professionisti o dilettanti, circolano negli USA come trofei o souvenirs. Per la Wells sono prove di quello che riferisce ai suoi ascoltatori britannici. Nei processi di Norimberga, foto e documenti filmati smentiscono le menzogne dei nazisti accusati. La guerra del Vietnam resta nella memoria collettiva anche per immagini come quella di Kim Phuc, la bambina di nove anni bruciata dal napalm. E per film come « Il cacciatore » (1978), « Apocalypse now » (1979), « Platoon » (1986) o « Full Metal Jacket (1987). Come si puo’ rappresentare la violenza? Le immagini sono vere o sono ancora più pericolose perché le fraintendiamo come testimonianze, anche se minimizzano cio’ che mostrano?

Nel suo libro  « La guerra del Golfo non è avvenuta », il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard, riferendosi alla guerra scatenata nel 1991 dagli USA contro l’Irak, spiega come vengano mostrati soprattutto bombardamenti aerei, non i loro effetti e che , per i media, i morti irakeni non hanno alcun ruolo. Le immagini TV che vedevamo erano ingannevoli, davano solo l’impressione che ci fosse una guerra, mentre si trattava di un orribile massacro. La violenza è stata rappresentata passando attraverso il prisma televisivo. Mostrata ma « eufemizzata », messa in scena ma « estetizzata ».

E’ urgente cambiare abitudini, anche nel consumo di immagini, che hanno sempre molti significati e possono essere manipolate. Tanto più quando si tratta di guerre o di terrorismo. Bisogna sempre chiedersi chi usa le immagini e a che scopo. L’esposizione di foto di linciaggi, di sopravvissuti all’Olocausto e di vittime del terrorismo fascista è cosa molto diversa dall’uso di immagini simili da parte di governi e di organizzazioni terroristiche.

In alcuni casi è meglio resistere al voyeurismo…

Giustiniano

20 ottobre 2019

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