Morti, feriti, migliaia di arresti, torture, maltrattamenti. L’esercito nelle strade, come ai tempi della dittatura. Caccia ai dimostranti. Carri armati in città. Stato d’emergenza e coprifuoco notturno in diverse province. Strategia della paura e della criminalizzazione della protesta per « giustificare » la violenza delle forze dell’ordine, lo stesso degli interessi degli USA e dei loro rappresentanti locali ristabilito, con l’assassinio del presidente Salvador Allende, l’11 settembre del 1973.

Cominciano gli studenti, che occupano alcune stazioni della metro di Santiago per protestare contro l’aumento del biglietto. « Noi lavoratori della metro non siamo nemici degli studenti e gli studenti non sono nemici dei lavoratori » è la reazione del sindacato dei trasporti, che chiede l’immediata revoca dell’aumento. Il presidente della Lega dei sindacati (CUT) dichiara che « lo stato d’emergenza è paragonabile solo a quello che abbiamo sperimentato in occasione delle proteste contro la dittatura. Dimostra il fallimento del governo. »

Ma l’aumento dei biglietti della metro è solo la goccia che fa traboccare il vaso. L’abisso che separa la classe dominante dalle classi subalterne, le pensioni di fame, i bassi salari e la precarizzazione del lavoro, l’aumento delle tariffe dei servizi, della spesa per l’assistenza sanitaria e per l’istruzione, la corruzione largamente diffusa, anche fra le forze armate e quelle di polizia, costituisce il cocktail esplosivo alla base di questa come delle proteste degli anni scorsi.

Lunedi’ lo sciopero generale ferma il paese, malgrado le violenze della polizia e dell’esercito. Il presidente Piñera, fratello dell’economista neo-liberale Luis Piñera, ex ministro del Lavoro di Augusto Pinochet, tenta di tornare alla normalità. Le scuole restano chiuse. Le forze di sicurezza continuano a presidiare i quartieri ricchi della capitale. Le manifestazioni devono affrontare i carri armati. I militari sparano sulla folla. Lo sciopero generale continua.

E’ la protesta di una società derubata da un sistema neo-liberale che ha privatizzato tutto e ha privato le persone dei loro diritti sociali. Il « modello cileno » mostra la corda. Ben poco è cambiato con i  governi socialdemocratici successivi alla dittatura, che hanno continuato ad applicare le ricette dei « Chicago boys », il gruppo di economisti cileni formati all’università di Chicago che, al servizio di Pinochet, hanno costruito il « miracolo cileno » basato sulla repressione dell’opposizione politica e del movimento operaio.

Lo stato d’emergenza, il coprifuoco, i carri armati per strada fanno paura alla generazione che ha sperimentato sulla sua pelle il colpo di Stato militare del 1973 con le decine di migliaia di morti accertati e di altrettanti scomparsi per sempre. Ora come allora. Ma la generazione successiva, oggi nelle piazze, che ne sperimenta da decenni le conseguenze, è ben decisa chiudere il conto con il neoliberismo  e con il presidente Sebastian Piñera, l’uomo della Banca Mondiale al potere dal 2010, il « Berlusconi cileno » con una fortuna personale di 2 miliardi e 700 milioni di dollari, proprietario o co-proprietario di immobili, TV, industrie farmaceutiche, miniere, di una compagnia aerea e di…  una squadra di calcio.

Giustiniano

23 ottobre 2019

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