Gli USA e il Brasile hanno riconosciuto Jeanine Añez, sostenuta dal comandante delle forze armate, « presidente di transizione » della Bolivia. La Añez, vicepresidente del Senato, dove il Movimento per il Socialismo (MAS) presieduto da Evo Morales occupa due terzi dei seggi, si è autonominata capo dello Stato martedi’.

Domenica il presidente boliviano si è dimesso, dopo che esercito e polizia gli hanno negato il loro sostegno, trasferendosi in Messico. Morales ha scritto su Twitter che anche le dimissioni di sindaci, governatori, ministri e deputati democraticamente eletti sono state ottenute con « minacce e intimidazioni ». « Non si sono dimessi per viltà, ma per timore di rappresaglie contro le loro famiglie », dichiara Morales, che aggiunge « Saremo sempre antimperialisti. E’ un’altra lezione che ci insegna ad intensificare la lotta per la sovranità, la dignità e la libertà dei popoli della Bolivia e del mondo. Non indietreggeremo davanti ai razzisti. Vediamo oggi quali sono i veri nemici del nostro popolo. Finché vivro’, la lotta continuerà. »

Jeanine Añez è membro del partito di destra « Movimento Democratico Sociale» (MDS). Non nasconde le sue posizioni fondamentaliste. « Dio ha permesso il rientro della Bibbia nel palazzo presidenziale », annuncia. Sui social circola un suo tweet del 2013 nel quale dichiara di sognare una « Bolivia libera da riti satanici indigeni » affermando che « la città non è per gli indios, che devono tornarsene sull’altopiano. »

La resistenza, intanto, si organizza. Il sindacato dei lavoratori agricoli CSUTCB annuncia la conclusione di un « Patto unitario » fra numerose organizzazioni. Non riconosce le dimissioni di Evo Morales e si riserva il diritto si « ricorrere a tutti i mezzi democratici » per difendere le sue conquiste. E’ annunciato uno sciopero generale e la mobilitazione, a La Paz,  dei membri della Centrale Operaia Boliviana COB, la più importante confederazione sindacale del paese, che rappresenta lavoratori dipendenti e indipendenti delle  campagne e delle città e gli studenti  . Dall’inizio della protesta contro il colpo di Stato, i morti sono già dieci e i feriti oltre quattrocento.

« Evo era uno di noi, della classe operaia, dei poveri e della gente semplice. Ma adesso i razzisti hanno preso il potere. Finché non mi ammazzano continuero’ a lottare e a sostenerlo » dice una contadina…

Giustiniano

15 novembre

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