Ieri, 14 novembre, erano decine di migliaia gli ospedalieri in piazza, a Parigi e in molte altre città.  Reclamavano personale e mezzi. Macron, dopo sei mesi di mobilitazione di 268 servizi di pronto soccorso e la manifestazione nazionale di ieri sostenuta da tutte le categorie, dai paramedici ai primari, dice di aver « sentito la collera e lo sdegno del personale ospedaliero » e annuncia « decisioni forti ».

« E’ tutta la comunità ospedaliera ad essere mobilitata, perché l’ospedale muore », dice un direttore sanitario. Riduzione dei letti, attrezzature obsolete, peggioramento delle condizioni di lavoro, aumento del numero di pazienti e riduzioni di personale, ormai sfinito. L’aumento del 2,1% del bilancio della sanità proposto  dal governo per l’anno prossimo non basta neppure ad evitare l’ulteriore perdita di posti. Ci vorrebbe almeno il 5%.

Il pronto soccorso resta in prima linea. Né il personale né i pazienti si sentono al sicuro. La gestione degli ospedali è solo finanziaria. La situazione è insostenibile, dichiara il capo del servizio di dermatologia dell’ospedale Avicenna di Parigi. Il personale infermieristico è schiacciato fra l’incudine delle esigenze dei pazienti e il martello delle economie da realizzare. Una professione che non attira più nessuno.

La situazione non è migliore nelle case di riposo, dove la mancanza di personale è cronica. Chi protesta viene retrocesso. Molti preferiscono rinunciare e cercare lavoro in fabbrica. Negli ospedali, gli specializzandi devono curvare la schiena. Senza orari. L’ospedale pubblico non fa più sognare. Il governo trova che la sanità è troppo cara e intende trasferire le difficoltà dal pubblico al privato. Chiacchere. Negli USA, dove metà dei cittadini non hanno nessuna copertura sanitaria,  si spende il 17% del PIL per la salute. In Francia, dove tutti vengono curati, si spende l’11% del PIL.

Il sistema agonizza.

Giustiniano

15 novembre 2019

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