« La situazione è drammatica. La città è in ginocchio. » Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, piagnucola davanti alle telecamere aggirandosi per la città che subisce la più tremenda inondazione dopo quella del 1966. La misura della tragedia non è ancora prevedibile.  Le maree e i forti venti meridionali sono le cause « naturali » dell’acqua alta. Il vento spinge nella laguna le masse d’acqua e impedisce il loro deflusso. E, dato che la città e le isolette tutto intorno si trovano sotto il livello del mare, le inondazioni sono programmate. E’ cosi’ da secoli e, a parte i problemi dovuti ai pali di legno che sostengono molte costruzioni, prima degli interventi devastanti del XX secolo i danni erano limitati.

Per risolvere il problema, 25 anni fa viene deciso di creare una barriera mobile all’ingresso della laguna. Il manufatto, detto “MOSE” (modulo sperimentale elettromeccanico) è già costato oltre sette miliardi di euro. Ma non è ancora finito. Il motivo è semplice : bloccando il flusso dell’acqua si bloccherebbe anche quello delle tangenti versate alle decine di amministratori corrotti, dall’ex sindaco Giorgio Orsoni (sostenuto dal PD) all’ex presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan (Forza Italia). E, quando e se sarà completato, nessuno sa se funzionerà.

Ma, nell’attesa che il miracolo tecnologico si compia, il sindaco ed i suoi sostenitori fanno di tutto per aggravare il fenomeno. Tutti possono vedere i danni causati alla laguna dal transito attraverso i canali delle immense navi da crociera, pochi metri dalla basilica di San Marco e dai suoi tesori oggi compromessi. Brugnaro minimizza i rischi, sottolineando i pretesi vantaggi per la città grazie al turismo. Per lui l’abbandono di Venezia da parte di un numero crescente di veneziani che non possono permettersi il lusso di viverci è infinitamente meno importante della musica dei registratori di cassa. L’imprenditore Brugnaro, ex presidente di Confindustria Venezia, un « indipendente » eletto sindaco con i voti della Lega e Fratelli d’Italia, sostiene di essere orientato dall’ « etica dello sport », tanto più che è anche proprietario della locale squadra di basket. In realtà la sua unica bussola sono gli interessi delle grandi imprese della città, non ultimi quelli degli speculatori edilizi.

Ma lui, con la voce rotta dalle lacrime, dà la colpa al cambiamento climatico…

Giustiniano

16 novembre 2019

 

Print Friendly